Domenica, 17 Dicembre 2017

    Bonifiche, a che punto siamo? Risponde il commissario Vera Corbelli

    By Marco RUFFO Dicembre 01, 2017 312
    Foto studio Renato Ingenito Foto studio Renato Ingenito

    Che nello svolgimento delle proprie funzioni il commissario alle bonifiche, Vera Corbelli, si fosse spinta al di là della semplice prosecuzione di quanto avviato dal suo predecessore lo si sapeva da tempo. E questo ha portato indubbi benefici al territorio di Taranto che ora dispone di una mappatura quasi completa del proprio sottosuolo e delle fonti inquinanti che contaminano aria, acqua e terra.

    Ma l’audizione di oggi in Consiglio comunale è servita soprattutto per fare il punto degli interventi avviati. E non sono pochi.

    Mar Piccolo

    Appartiene alla cronaca il fatto che il commissario Corbelli abbia stoppato una gara da 21 milioni di euro per fare ulteriori approfondimenti tecnici in mar Piccolo. Oggi confessa che quella decisione le ha causato non poche frizioni, anche con il mondo degli industriali tarantini. Ma è acqua passata.

    Il mar Piccolo è ora oggetto di ben 9 sottoprogetti che dovrebbero portare alla sua bonifica. “In tre anni -afferma Corbelli - sono stati chiusi 90 scarichi in mare sui 180 mappati. È stato necessario avviare una campagna per la rimozione dei rifiuti sui fondali dove è stato trovato di tutto e di più”. Il team guidato dal commissario ha provveduto a mettere in sicurezza gli esemplari di pinna nobilis presenti in mar Piccolo e a tutelare “l’unica colonia di cavallucci marini del Mediterraneo “ che staziona proprio nei nostri mari.

    Ma soprattutto è stato accertato che l’inquinamento di questo specchio d’acqua non dipende, come inizialmente si pensava, dall’area Pip di Statte. Si è infatti accertato che non da quell’ex discarica di rifiuti industriali provenivano gli inquinanti, bensì da un vero e proprio pozzo all’interno del quale erano stati “iniettati” liquidi tossici.

    Per quanto riguarda la profondità della contaminazione, Corbelli ha affermato che: “Anche ad un metro e mezzo al di sotto dello strato visibile si sono trovate tracce di sostanze  inquinanti, ragion per cui il lavoro di bonifica ha dovuto spingersi oltre le iniziali previsioni”.

    Statte e la Cemerad

    Dell’Area Pip si è già detto in precedenza; così come del pozzo attraverso il quale i rifiuti sono stati sotterrati. Ora il timore dello staff tecnico e del commissario è che la sostanza definita tecnicamente “surnatante” possa ulteriormente “ramificarsi” in profondità. Per questo sono allo studio soluzioni più incisive.

    Per quanto concerne la Cemerad: 86 fusti (i più pericolosi) sono stati spostati da quello che viene considerato uno dei 23 siti più pericolosi d’Italia. Altri 3.400 fusti non contenenti materiale radioattivo sono stati portati via. La completa rimozione del materiale, però, ha subito intoppi dovuti a richieste collaterali da parte degli enti locali che fanno parte del tavolo per la bonifica del sito, e non è certo si possa concludere entro breve termine.

    Cimitero

    Anche il cimitero è stato interessato dalle attività di bonifica. Le previsioni iniziali parlavano di rimozione di suolo per una profondità non superiore a 30 centimetri. Le analisi sui terreni hanno però evidenziato che questo intervento era vano. Le attività di inumazione, infatti, non fanno altro che rivoltare più e più volte il terreno rimosso e quindi portano lo strato superficiale anche molto più basso, sino a due metri.

    La soluzione è stata quella di scendere ben al di sotto dei limiti iniziali e di ridurre i campi di inumazione da 7 a 5. Inoltre è stato realizzato il rifacimento della rete di drenaggio delle acque che vanno a finire nel canale di san Brunone, un tempo visibile ed ora interrato. Alla foce dello stesso è stata trovata melma mista a pcb che è stato necessario rimuovere.

    Gli altri interventi hanno riguardato, come è ormai noto, le scuole del quartiere Tamburi, l’area portuale e l’area vasta tarantina della quale sono stati monitorati i bacini imbriferi.

    La relazione della dottoressa Corbelli si è chiusa con l’auspicio che, al termine delle operazioni di bonifica, Taranto possa davvero rinascere e trasformare i problemi che l’hanno portata alla ribalta nazionale in occasioni di rilancio.

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