Domenica, 25 Febbraio 2018

    Operazione “Wan Chai”: sgominato gruppo criminale a Palagiano In evidenza

    By Marco RUFFO Dicembre 05, 2017 623
    Foto studio Renato Ingenito Foto studio Renato Ingenito

    Detenzione e spaccio di stupefacenti, cui si somma la disponibilità di armi da fuoco. Sono queste le accuse a carico di 11 soggetti, due dei quali sono stati sottoposti agli arresti domiciliari; per gli altri è scattata la misura della detenzione in carcere, anche se due di essi si trovavano già in istituti penitenziari per reati commessi in precedenza.

    Avrebbero cercato di ottenere ed infine conquistato il monopolio di una piazza di spaccio rilevante come è quella di Palagiano che riesce ad attrarre diversi consumatori di stupefacenti dai comuni limitrofi.

    L’operazione ha preso il nome da un quartiere di Hong Kong - Wan Chai, termine con cui i componenti del gruppo erano soliti riferirsi all’hashish - ed è partita ad ottobre del 2015. Si tratta – hanno spiegato gli investigatori in conferenza stampa – di una di quella indagini satellite scaturite dal triplice omicidio avvenuto a Palagiano in cui perse la vita il piccolo Domenico Petruzzelli.

    La strage – in cui furono coinvolti anche Carla Fornali e Cosimo Orlando – risale al marzo del 2014. Orlando era da poco uscito di prigione, avendo ottenuto la semilibertà, e aveva deciso di assicurarsi il monopolio degli stupefacenti nel comune del versante occidentale ionico.

    Alla sua morte, le redini erano state assunte da Roberto Petruzzelli che si presentava come riscossore dei crediti vantati da Orlando e si faceva consegnare le somme indicate anche con metodi violenti e avvalendosi di armi. Roberto Petruzzelli contava sulla complicità e l’aiuto del fratello Agostino, nonché di alcuni giovani palagianesi, tra cui i fratelli Giovanni e Domenico Schinaia, Giovanni Piccione e Francesco Scarcia.

    Non appena Roberto Petruzzelli è stato arrestato – secondo gli inquirenti –, la gestione delle attività è passata nelle mani della sua convivente, Dalila Favale. Ma l’unità del gruppo è durata poco. Ben presto si sono formate due unità distinte con diversi canali di approvvigionamento. Uno di questi aveva come fornitore il tarantino Angelo Pascali.

    Nelle conversazioni intercettate, i protagonisti sono stati ascoltati mentre si scambiavano informazioni circa la disponibilità di armi da fuoco. In alcune conversazioni facevano riferimento a 4 pistole che tuttavia non sono state sequestrate nell’operazione odierna.

    Il gruppo agiva in posizione non paritetica rispetto ai sodalizi più strutturati e con carattere mafioso operanti in quel versante. Ciò nonostante godeva di una certa autonomia nei confronti degli stessi tanto da affermarsi come monopolista nello spaccio della droga.

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