Martedì, 14 Agosto 2018

    Danaro per evitare multe? 6 agenti della stradale ai domiciliari

    Foto di repertorio Foto di repertorio

    “Induzione indebita a dare e/o promettere utilità”. È questo il capo d’acccusa contestato a 6 agenti della stradale dalla procura di Taranto in relazione a fatti verificatisi nel periodo compreso tra i mesi di Luglio ed Ottobre del 2016.

    La fattispecie del codice penale a molti non dirà nulla, ma nel comunicato inviato dalla Polizia di Stato viene specificato quali siano gli addebiti nei confronti dei sei: “Gli indagati, abusando della qualità e dei poteri di appartenenti alla Forze dell’Ordine, nel corso della loro attività di controllo della circolazione stradale, avrebbero indotto (il condizionale è d’obbligo fino a sentenza passata in giudicato) diversi conducenti di autoarticolati e rimorchi, a corrispondere loro somme di denaro non dovute, omettendo per contro di elevare verbali di contestazione per violazioni al codice della strada”.

    Ipotesi gravissima quella formulata dal pm Maurizio Carbone, titolare del fascicolo cui ha fatto seguito un’ordinanza applicativa di sei misure personali di custodia cautelare agli arresti domiciliari disposta dal giudice per le indagini preliminari Paola Incalza.

    “L'indagine – recita ancora il comunciato - ha preso avvio a seguito di una telefonata anonima giunta alla sala operativa della Questura di Taranto, nel corso della veniva segnalata la presenza sulla strada statale 100, in direzione di Bari, di un equipaggio della Polizia Stradale intento a caricare nel bagagliaio dell'auto di servizio (posta a fari spenti sul ciglio della strada) alcune casse di pesce prelevate dall'interno di un furgone per il traporto di prodotti ittici il quale era stato fermato per un controllo”.

    “Alla luce di questa segnalazione, e soprattutto delle discordanze emerse nella ricostruzione degli accadimenti relativi ai controlli effettuati da una delle pattuglie in servizio quella sera, proprio nelle immediate vicinanze del luogo oggetto di segnalazione, i dirigenti della squadra mobile e del compartimento della Polizia Stradale, hanno deciso di predisporre dei servizi di osservazione e controllo, che se inizialmente non conducevano ad alcun utile risultato investigativo, hanno consentito in ultimo di rilevare e videoregistrare, in almeno due occasioni, l’effettiva consegna di banconote da parte di conducenti di mezzi pesanti sottoposti a controllo dall’equipaggio della stradale verso cui erano maturati i sospetti”.

    “Al termine dei servizi di osservazione e controllo (che in ogni caso sono proseguiti anche nelle settimane successive) è stata richiesta ed autorizzata l’attività di captazione audio-video all'interno delle autovetture di servizio. Questa ha consentito di registrare i commenti scambiati tra gli indagati all'interno della vettura monitorata sia nell'immediatezza dei controlli che subito dopo la partenza dei conducenti dei veicoli controllati, quindi i riferimenti fatti a violazioni rilevate alle quali però non era seguita alcuna compilazione di verbali di contravvenzione, con omesso inserimento dei nominativi dei conducenti e dei dati identificativi dei mezzi nelle schede di controllo, tutti elementi indiziari delle condotte delittuose contestate”.

    “Gli indagati hanno peraltro maturato nel tempo la convinzione di essere sottoposti a controllo, riuscendo pure ad accertare la presenza degli impianti di monitoraggio installati all'interno delle vetture utilizzate per il pattugliamento delle strade”.

    “Hanno così iniziato a cercare di acquisire ulteriori informazioni su quanto fosse già noto agli inquirenti, addossando la responsabilità della denuncia a loro carico ai vertici del loro ufficio di appartenenza e della Questura, pianificando non solo un'attività di boicottaggio dei servizi tecnici, ma anche una serie di azioni ritorsive e denigratorie nei confronti dei colleghi che stavano indagando sul loro conto”.

    “Come evidenziato nel provvedimento del gip, nonostante la contezza dell'esistenza di investigazioni a loro carico, gli indagati hanno manifestato sfrontatezza nel reiterare con disinvoltura i delitti loro addebitati, seppure ricorrendo all'adozione di maggiori cautele”.

    Da questi elementi è scaturito il pericolo di inquinamento probatorio, ma anche quella della reiterazione del reato, che hanno giustificato l’applicazione della misura degli arresti domiciliari.

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