Sabato, 21 Luglio 2018

    Omicidio Reale, 7 arresti. Due gang si contendevano le piazze di spaccio

    Foto Studio R.Ingenito Foto Studio R.Ingenito

    Mario Reale sarebbe stato ucciso a causa di un debito di 29 mila euro. Ma non era lui che avrebbe dovuto restituire i soldi. Reale sarebbe – secondo le risultanze delle indagini – colui che doveva riscuotere quei soldi. Per ottenere i quali aveva ingaggiato dei soggetti terzi in grado di intimorire il debitore. Ed è stato proprio quest’ultimo che, non avendo gradito i metodi usati, avrebbe fatto fuoco insieme ad un complice nel negozio di articoli per la casa del quartiere Tamburi in cui Reale è stato trovato ucciso.

    Due le pistole che hanno fatto fuoco. Una calibro 7,65 ed una calibro 9. Undici i colpi esplosi. Due i killer a volto coperto

    Le indagini avrebbero potuto chiudersi in 10 giorni, hanno riferito gli investigatori questa mattina durante la conferenza stampa. Ma l’assoluta omertà dei residenti ha richiesto che i tempi si dilatassero sino a raggiungere un anno e 3 mesi di indagini.

    Indagini che si sono avvalse delle telecamere di videosorveglianza e delle intercettazioni. L’analisi dei filmati acquisiti da alcuni impianti di videosorveglianza situati lungo il percorso di fuga seguito dagli assassini ha consentito di appurare che gli stessi si erano mossi a bordo di una Ford C-Max di colore grigio data alle fiamme subito dopo l’azione delittuosa.

    L’auto era stata rubata qualche settimana prima a Grottaglie da un ultrasessantenne che conosceva uno degli autori del raid. Da lì le indagini si sono allargate ai presunti responsabili e quindi ai circuiti nei quali operavano. Circuiti legati al traffico della cocaina su cui volevano imporre il proprio predominio ai danni di un gruppo rivale nel quartiere Paolo VI°.

    Entrambe le fazioni erano bene armate e usavano metodi brutali. Basti considerare l’aggressione perpetrata ai danni di un uomo di 34 anni del quartiere "Paolo VI", avente precedenti per reati in materia di stupefacenti, il quale la sera del 26 agosto 2016 veniva sequestrato all’interno dell’abitazione di uno degli indagati, e, sotto la minaccia di un fucile, percosso sulla fronte col calcio di una pistola (riportando un trauma cranico con profonde ferite lacero-contuse) e costretto ad ingoiare diverse cartucce, il tutto allo scopo di imporgli l’acquisto di stupefacente.

    O ancora all’ordigno esplosivo piazzato e fatto deflagrare durante la notte tra il 7 e l'8 ottobre del 2016 sotto l'autovettura Fiat 600 di proprietà di un altro degli odierni indagati, facente parte di una fazione opposta, ed all’esplosione di un colpo di fucile, quella stessa notte, contro una "Renault Modus", parcheggiata in via Nenni, in corrispondenza dell'abitazione di un appartenente al gruppo rivale.

    Sono 7 gli arrestati nell’operazione di oggi, sei dei quali finiti in carcere. Gli arrestati dovranno rispondere, a vario titolo, di omicidio, lesioni, detenzione e porto in luogo pubblico di armi da sparo ed esplosivo, danneggiamento ricettazione e persino di sequestro di persona.
    Il provvedimento di arresto è stato emesso dal gip Martino Rosati su richiesta del sostituto procuratore Giorgia Villa.

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