Giovedì, 23 Novembre 2017

    Droga, armi e ritorsioni. Sgominato clan di Massafra legato alla ‘ndrangheta

    Foto studio Renato Ingenito Foto studio Renato Ingenito

    Traffico illecito di sostanze stupefacenti, danneggiamento, rapina con l’aggravante del metodo mafioso, detenzione illecita di armi da fuoco. Sono questi i reati di cui dovranno rispondere gli undici soggetti arrestati nell’ambito dell’operazione effettuata dai Carabinieri del Ros, denominata “Lampo” .

    Nel mirino un clan di Massafra al cui vertice vi era Cataldo Caporosso al quale veniva riconosciuta un’indiscussa egemonia in virtù del grado di “padrino” che gli era stato conferito da Umberto Bellocco, capo dell’omonima cosca della ndrangheta di Rosarno.

     

    I legami

    Il clan guidato da Cataldo Caporosso era considerato in posizione paritaria rispetto a quelli della provincia barese con cui aveva stretto legami di mutua collaborazione, ovvero i Putignano (originari dell’omonimo paese e gli Sgaramella di Andria). Ma non con la ndrangheta di Rosarno ed in particolare con il potente clan Bellocco.

    La nascita dalla Sacra Corona Unita

    La mafia pugliese nasce in realtà a seguito  di un evento accaduto nel 1983. In quell’anno, Umberto Bellocco, capo della ndrina di Rosarno, nella piana di Gioia Tauro, conferì la “dote” di santista al mesagnese Pino Rogoli, il quale, con il suo permesso, fondò la cosiddetta “quarta mafia”, ovvero la Scu.

    L’investitura

    Cataldo Caporosso ha ricevuto il grado di “padrino” il 27 aprile del 2014 a Rosarno dove si era recato per “rendere omaggio” al fondatore della Sacra Corona Unita, Umberto Bellocco. È quanto emerge da un’intercettazione ambientale effettuata dai Carabinieri di Reggio Calabria grazie ad una microspia collocata in casa del boss calabrese da poco scarcerato dopo una lunga detenzione.

    A Taranto era da poco deceduto un boss storico: Giuseppe Cesario, detto Pelè. Vi era quindi un vuoto di potere colmato dall’investitura di Caporosso. Con il quale infatti Bellocco si intrattenne lungamente per parlare degli equilibri criminali dell’intera provincia di Taranto.

    Il traffico di droga

    La cocaina tagliata a Massafra  arrivava dalla provincia di Bari. Era il clan Sgaramella di Andria a rifornire il sodalizio massafrese. Tra questi due gruppi – affermano i Carabinieri del Reparto operativo speciale – i rapporti erano consolidati da tempo. 

    La spedizione punitiva

    Secondo gli inquirenti, Caporosso aveva dato vita, insieme a Michele Boccuni, ad una società di prodotti ittici, ma da questa sarebbe stato estromesso. Esclusione che Caporosso non deve aver gradito particolarmente. Gli investigatori sostengono infatti che dopo tale estromissione, Caporosso avrebbe condotto presso il magazzino appartenente alla società una vera e propria spedizione punitiva. I danni alla struttura sono stati causati dall’uso di una motosega di grosse dimensioni.

    Va aggiunto che a carico di Boccuni, pure indagato, non sono stati riconosciuti dal gip indizi di grave colpevolezza per cui, nei suoi confronti, non è stato emesso il provvedimento di arresto.

    La ricerca di un appoggio politico

    Infine vi è la politica. Politica con cui il clan avrebbe voluto intrattenere rapporti più stretti, determinando l’elezione in Consiglio regionale di un candidato presentatosi nel 2015 attraverso la mobilitazione della propria rete di conoscenze. Un’operazione che non ha prodotto i risultati attesi.

    Il candidato al Consiglio regionale tuttavia non risulta indagato per voto di scambio perché a suo carico – hanno affermato i Carabinieri del Ros - non sono emersi elementi di colpevolezza che possano far ritenere fosse a conoscenza della raccolta di preferenze effettuata a suo beneficio.

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