Giovedì, 18 Ottobre 2018

    Ilva: La vertenza non decolla In evidenza

    Foto di repertorio Foto di repertorio

    Nulla di fatto. L’ennesimo incontro al Mise di Roma tra acquirenti, sigle sindacali, commissari straordinari e Governo s’è rivelato ieri pomeriggio un altro buco nell’acqua.

    D’altronde, non vi erano al riguardo notevoli auspici di “fumata bianca”. Troppo grande e complessa risulta difatti la vertenza Ilva. Troppe le voci da dover sentire, troppe le parti da dover necessariamente tutelare: cittadini, lavoratori e volontà di profitto dell’azienda subentrante.

    Il tavolo romano ha però almeno portato alla decisione condivisa di “spezzettare” la discussione la quale quindi, con l’approvazione di tutte le parti in causa, sarà ora trattata per macro argomenti: piano industriale, proceduta ex articolo 47 sul trasferimento aziendale e, non ultimo, il piano ambientale.

    In altre parole, ci si è trovati tutti d’accordo sul metodo da adottare, non certo sui contenuti.

    A presiedere l’incontro di ieri vi era il Vice Ministro Teresa Bellanova, attualmente candidata dal Partito Democratico nel collegio del Salento.

    Prima del tavolo vero e proprio si sarebbe svolto ieri, a latere ed in via prioritaria, un secondo incontro più riservato tra il Vice Ministro, il Ceo di AmInvestCo Matthieu Jehl ed i rappresentati nazionali delle sigle sindacali Fiom Francesca Re David e Uilm Rocco Palombella. Va comunque detto che il reale verificarsi di questo colloquio è stato poi smentito.

    Successivamente ha avuto inizio l’incontro ufficiale, durato circa 3 ore mezza, che come detto ha solo stabilito quale metodo utilizzare per tentare di sciogliere i numerosi nodi ancora irrisolti.

    Al termine dell’incontro, la segretaria della Fiom Francesca Re David ha dichiarato: “Per la Fiom la vertenza deve ancora iniziare”.

    Quel che si è potuto intuire, comunque, è che non succederà nulla di eclatante sino al prossimo 4 marzo 2018, giorno delle elezioni politiche italiane. La complessità della vertenza si regge difatti su un flebile equilibrio che, seppur in via tacita, può ripercuotere i suoi effetti anche a livello politico.

    Tra i nodi più spinosi vi è non a caso quello degli esuberi. Da 14.200 dipendenti attuali, AncelorMittal ha dichiarato di voler mantenere solto 10.000 dipendenti. Cosa fare quindi di questi esuberi? Quali tutele adoperare nei loro confronti e come riutilizzarli? La strada maestra dovrebbe essere quella di utilizzare l’esubero nelle bonifiche ambientali, ad oggi ancora ad uno stato embrionale, ma come detto la situazione effettiva risulta di gran lunga più complessa rispetto a quella idealizzata nei tavoli romani.

    L’azienda non ha inoltre mai fatto mistero di voler approcciare i suoi nuovi dipendenti mediante una “discontinuità contrattuale”, ovvero vi è la volontà di licenziare e riassumere tutti i lavoratori, attraverso forme contrattuali decise da AncelorMittal. Anche questo punto ha creato sino ad ora non poche frizioni con i Sindacati, in particolare con la Cgil.

    A latere, incombente, resta poi la battaglia legale intrapresa dagli Enti Locali, nello specifico Comune di Taranto e Regione Puglia, il cui ricorso al TAR potrebbe portare a nuove, ma ad oggi indecifrabili dinamiche di palazzo.

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