Sabato, 18 Agosto 2018

    Indotto Ilva, nuovo allarme. Impresa chiude e licenzia 119 persone In evidenza

    By Marco Ruffo Giugno 12, 2018 541
    Foto studio Renato Ingenito Foto studio Renato Ingenito

    Nuovo grido d’allarme da parte delle imprese dell’indotto Ilva finite in una tenaglia che pian piano sta portando molte di esse al collasso. A stritolare le aziende sono: da un lato, il mancato saldo dei crediti vantati nei confronti di Ilva prima dell’avvento degli amministratori straordinari; dall’ altro, i ritardi nei pagamenti delle fatture che normalmente avviene a 120 giorni se non in tempi ancora più dilatati a causa delle deficienze di casse del siderurgico.

    A fare da cassa di risonanza rispetto alle legittime istanze di queste imprese c’è oggi anche Union pmi, soggetto che si appresta ad ottenere il riconoscimento di associazione di categoria, e che a Taranto ha indetto una conferenza stampa per riaccendere il riflettori su quelli che loro considerano i “codici rossi” dell’economia italiana.

    Il parallelo è con le dinamiche sanitarie. Così come negli ospedali infatti hanno la precedenza coloro che sono in condizioni disperate, così in economia – secondo Pasquale D’Alena, direttore generale di Union pmi – si deve dare la precedenza alle aziende che rischiano di portare i libri in tribunale.

    E questa è proprio la situazione che si vive a Taranto dove appena pochi giorni fa un imprenditore ha deciso di alzare bandiera bianca e licenziare i suoi 119 dipendenti.

    Per capire cosa è andato storto bisogna fare un piccolo passo indietro.  A giugno dello scorso anno, il giudice del Tribunale di Milano, Caterina Macchi, ha negato la prededuzione dei crediti maturati dagli autotrasportatori nei confronti dell’Ilva, scatenando l’ira degli imprenditori che vedevano così messa a rischio la garanzia di riscuotere per intero le somme vantate.

    Così, durante la scorsa legislatura fu approvato un emendamento al decreto legge “Mezzogiorno” che dichiarava prededucibili tali crediti, chiarendo che “nella categoria dei crediti prededucibili rientrano quelli delle imprese di autotrasporto che consentono le attività ivi previste e la funzionalità degli impianti produttivi dell’Ilva”.

    È passato un anno da allora, ma la situazione di crisi non è rientrata anzi sta deflagrando. Per questo Union pmi, questa mattina, durante un incontro organizzato presso il salone di rappresentanza della Provincia, per tramite del suo segretario generale, è tornata a chiedere l’applicazione dell’emendamento. Unitamente a questo, l’associazione preme affinché i crediti delle aziende dell’indotto Ilva vengano certificati sulla piattaforma Mef, affinché le aziende possano rivolgersi alle banche per ottenere affidamenti ed anticipazioni.

    Da ultimo annuncia di voler promuovere una petizione a livello nazionale per sensibilizzare il nuovo Governo sui problemi delle imprese italiane.

                   

    Vota questo articolo
    (0 Voti)
    iblpartners_cis_rb_corona_banner_470x700.jpg
    menu_alfredo.jpg
    banner_igenia.jpg
    energy.jpg
    engineering.jpg
    iblpartners_cis_rb_corona_banner_470x700.jpg
    © 2014 associazione CronacheTarantine. Tutti i diritti sono riservati