Mercoledì, 14 Novembre 2018

    Ilva, Emiliano scrive a Di Maio: “Ombre sulla gara di aggiudicazione”

    By Marco RUFFO Luglio 11, 2018 253

    “L’aggiudicazione [dell’Ilva, ndr] segue una procedura ad evidenza pubblica che, mi permetto di segnalarle, presenta zone  d'ombra che andrebbero chiarite per accertare se effettivamente tale aggiudicazione sia avvenuta in favore della migliore offerta”.

    A scriverlo è il governatore della Puglia, Michele Emiliano, il cui mantra è quello della de-carbonizzazione. E non è un mistero che tra le due cordate che hanno formulato un’offerta per l’acquisizione del gruppo Ilva, egli preferisse quella che vedeva Jindal come capofila.

    Oggi torna a ribadire il concetto in una missiva inviata al titolare del dicastero dello Sviluppo economico in ci segnala le principali criticità che incombono su quella gara, ma di conseguenza anche sull’aggiudicazione e tutto ciò che ne è conseguito, ovvero il contratto di fitto dei rami d’azienda e l’Aia concessa al Am InvestCo per Dpcm.

    “Prendiamo atto della lettera che il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, ha fatto pervenire al Ministero dello Sviluppo Economico. In questa lettera si denunciano irregolarità sulla gara con cui ArcelorMittal si è aggiudicata Ilva". Risponde così il ministro dello Sviluppo, Luigi Di Maio, alla sollecitazione proveniente dal governatore pugliese e annuncia di aver reso pubblica la missiva.

    Ma cosa chiede Emiliano in sostanza? Nell’ultimo capoverso della lettera si legge: “Le sarei grato se volesse disporre opportune verifiche sulla correttezza della procedura di gara espletata, eventualmente avvalendosi dell’Anac, organo deputato istituzionalmente alla vigilanza ed al controllo delle procedure  di affidamento di contratti ad evidenza pubblica”.

    Il perno sui cui si fonda il ragionamento di Emiliano è semplice: l’aggiudicazione del complesso è avvenuta privilegiando l’aspetto dell’offerta economica sugli aspetti ambientali ed occupazionali. La cordata Acciaitalia (quella con Jindal) si impegnava sul versante della de-carbonizzazione e prevedeva “un’evoluzione della dotazione organica che avrebbe previsto sino a 10.500 unità lavorative a regime”.

    Per ora Di Maio non si sbilancia, ma pare difficile che possa tornare indietro sui suoi passi ed annullare il contratto sottoscritto dal Governo Gentiloni. Tantomeno annullare il bando di gara e tornare al punto di partenza. La strada appare stretta e in questo momento Di Maio potrebbe puntare tutte le fiches su un miglioramento degli accordi già stipulati con Mittal se ci sarà la volontà di quest’ultimo.

     

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