Domenica, 18 Novembre 2018

    Ambiente svenduto e infortuni sul lavoro: ci vuole la riforma della prescrizione In evidenza

    By F. Calderone Novembre 08, 2018 121
    Foto di repertorio Foto di repertorio Foto Studio Renato Ingenito

    Uno dei temi discussi in questi giorni a livello nazionale è la prescrizione, che il Movimento Cinque Stelle vorrebbe sospendere subito dopo la sentenza di primo grado.

    In attesa dell’eventuale approvazione della legge, abbiamo ascoltato due personalità tarantine che hanno seguito da vicino i processi legati soprattutto agli infortuni nel mondo del lavoro, che molto spesso hanno avuto la loro conclusione con la sentenza di prescrizione.

    Un quadro della situazione sulla prescrizione ci è stato fornito dall’avvocato ed ex procuratore della Repubblica d Taranto, Franco Sebastio, che si è soffermato ad esempio sul processo “Ambiente svenduto”: “La gran parte di quei reati è vicina alla prescrizione, visto che scatta dopo 7 anni e mezzo. Anche se si dovesse giungere ad un’eventuale sentenza di condanna, ci sarebbe il ricorso in appello e i reati si estinguerebbero per prescrizione, salvo quelli gravi come disastro ambientale e avvelenamento di sostanze alimentari”.

    Con la proposta di legge governativa ci sarebbe più snellezza nei processi: “Gli avvocati hanno interesse a difendere giustamente i propri assistiti – afferma Sebastio – e si tenta di allungare quanto più possibile il processo per far scattare i termini prescrittivi. Se si togliesse questo escamotage e la prescrizione si sospendesse dopo la sentenza di primo grado, ci sarebbero indubbiamente meno ricorsi in appello e Cassazione con l’evidente riduzione del numero dei processi. L’imputato sarebbe maggiormente interessato a patteggiare o chiedere il rito abbreviato”.

    Alcuni reati anche di una certa rilevanza si estinguono con la prescrizione dopo poco tempo: “E’ il caso delle contravvenzioni, come ad esempio la diffusione di polveri minerali dell’Ilva sul quartiere Tamburi. Questo reato ha soltanto 5 anni di prescrizione e quindi non si arriverà mai ad una sentenza di condanna definitiva. La prescrizione – continua Sebastio – sta diventando purtroppo un’amnistia generalizzata”.

    Fondamentale supportare gli organi giudiziari: “Occorrerebbe rafforzare la struttura giudiziaria inserendo più magistrati, cancellieri, dattilografi, ufficiali giudiziari e rendendo gli uffici maggiormente decorosi. Smettiamola inoltre – conclude l’ex procuratore di Taranto – di ritenere i nostri magistrati pigri. Secondo le ultime statistiche europee, i magistrati italiani sono i più produttivi d’Europa; il problema è che sono oberati dal lavoro e non hanno la possibilità di chiudere tutti i processi in tempi ragionevoli”.

    Il console dei Maestri del Lavoro d’Italia, Franco Germano, ci illustra le sue idee: “I datori di lavoro investono poco o nulla nella sicurezza sul lavoro per risparmiare ingenti somme di denaro, consapevoli che anche in caso di infortunio mortale i tempi della giustizia sono molto lunghi e spesso scatta quindi la prescrizione. In alternativa, pagano i risarcimenti alle vittime o ai suoi familiari con i soldi non spesi nella prevenzione e nella sicurezza”.

    La sua proposta è chiara: “Vogliamo che sia sospesa la prescrizione per alcuni gravi reati – afferma Germano -, così facendo si può garantire una pena certa e si crea un deterrente per quelle persone che non hanno desiderio di investire. Inoltre – prosegue il rappresentante dei Maestri del Lavoro d’Italia – chiediamo di potenziare gli uffici giudiziari per far svolgere senza problemi tutti i processi. La ministra Bongiorno ha parlato di bomba atomica in caso di sospensione della prescrizione, ma con un investimento negli organi giudiziari queste problematiche sarebbero risolte”.

    Il presidente del comitato “12 giugno”, Cosimo Semeraro, pone l’attenzione su alcuni punti cardine da rispettare: “Il 29 giugno scorso sono stato a Viareggio e ho letto le nostre richieste al ministro della Giustizia Bonafede. Chiediamo processi giusti e rapidi, un fondo per le vittime da destinare ai familiari, la garanzia di un posto di lavoro ad un parente di primo grado della vittima e quattro quinti del risarcimento da erogare ai familiari senza attendere la decisione della Cassazione. Se ci fossero queste regole – dichiara Semeraro - l’imprenditore metterebbe mano al portafoglio perché avrebbe paura di finire in carcere”.

    Semeraro ci annuncia inoltre di aver invitato in maniera ufficiale il ministro Bonafede a Taranto: “Il prossimo 28 novembre ci sarà il consueto corteo a mare per onorare la memoria di Francesco Zaccaria ed abbiamo chiesto al ministro di prendervi parte insieme a noi. Siamo in attesa della sua risposta”.

     

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