Lunedì, 22 Aprile 2019

    Ex ILVA, nuova offensiva degli ambientalisti contro l’Aia In evidenza

    Foto di repertorio Foto di repertorio

    Dopo la sentenza della Corte dei Diritti dell’Uomo emessa il 24 gennaio scorso, che ha condannato le autorità italiane per non aver adottato le misure necessarie a garantire la protezione effettiva del diritto alla salute dei tarantini, i 130 promotori di quel ricorso sollecitano il Consiglio di Stato ad esprimersi su un’altra questione in attesa di giudizio: la sospensione del decreto del presidente del Consiglio dei ministri del settembre 2017 con il quale è stata concessa l’Aia ad ArcelorMittal.

    Per questo, fa sapere Lina Ambogi Melle – ex consigliera comunale, tra i promotri del ricorso alla corte di Strasburgo – “i legali dello studio internazionale Saccucci di Roma hanno depositato in data 30 gennaio 2019 una ulteriore richiesta per sollecitare la trattazione urgente dell’istanza di sospensione del provvedimento”.
    La motivazione è da rinvenirsi nella situazione di inaccettabile esposizione al rischio sanitario accertata anche dalla Corte dei Diritti dell’Uomo.
    “Attualmente – ricorda Melle - il ricorso si trova al Consiglio di Stato che dovrà esprimere un parere vincolante e quindi definitivo. Il Ministero dell’Ambiente ed Ilva spa in amministrazione straordinaria hanno trasmesso il 13 aprile 2018 la propria relazione istruttoria e le deduzioni difensive, mentre, il 10 ottobre 2018, i legali dei ricorrenti hanno trasmesso in risposta una memoria di replica unitamente ad una richiesta di sollecita trattazione dell’istanza cautelare volta alla sospensione del DPCM del 29 settembre 2017”.
    Quella di gennaio è quindi la seconda sollecitazione inviata ai massimi giudici amministravi italiani. Un ulteriore tentativo di pressing che si inserisce in un contesto molto particolare, caratterizzato anche dal ricorso alla Consulta dal parte del gip del tribunale di Taranto, Benedetto Ruberto, sul tema dell’immunità penale.
    “Noi ricorrenti – fa sapere in conclusione Lina Amborgi Melle - esprimiamo grande apprezzamento per il rinvio alla Consulta della legge sull’immunità che nelle motivazioni ha fatto riferimento anche alla sentenza della CEDU. Tale richiesta di rinvio alla Consulta della vergognosa immunità è contenuta anche nel nostro ricorso straordinario al Presidente della Repubblica. Siamo fiduciosi che presto ci sarà giustizia anche per Taranto e che il Governo italiano sarà costretto a porre rimedio ad una gravissima situazione di pericolo per la salute di tutti noi tarantini”.

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