Martedì, 26 Marzo 2019

    Corruzione e turbativa degli incanti, 7 arrestati tra cui l'ex presidente Tamburrano

    Foto di repertorio Foto di repertorio

    I reati contestati sono, tra gli altri, quelli di corruzione e turbata libertà degli incanti e sarebbero stati compiuti durante l’iter amministrativo per la concessione dell’autorizzazione all’ampliamento della discarica di Grottaglie – contrada Torre Caprarica. A finire nel mirino delle Fiamme Gialle e della Procura che ha condotto le indagini sono l’ex presidente della Provincia di Taranto, Martino Tamburrano, un dirigente dello stesso Ente, il presidente e un membro della commissione di gara per la raccolta di rifiuti solidi urbani di un Comune della provincia di Taranto, 2 imprenditori attivi nel settore della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti, nonché il procuratore speciale della società che gestisce la discarica ubicata nel comune di Grottaglie.

    Delle 7 misure cautelari, 4 prevedono la custodia in carcere, mentre le restanti 3 gli arresti domiciliari.

     La ricostruzione dei militari della Guardia di Finanza avrebbe messo in luce come "il gruppo, costituito dall’ex presidente della Provincia, da un dirigente dello stesso Ente e da imprenditori operanti tra l’altro nel settore dello smaltimento e gestione rifiuti, ha tratto vantaggi in denaro e beni attraverso atti corruttivi che hanno consentito notevoli indebiti guadagni".


    "Si è accertato - scrivono le Fiamme Gialle -, anche attraverso l’ausilio di attività tecniche, che la società proprietaria della discarica di Grottaglie – Contrada Torre Caprarica - aveva terminato la sua attività di raccolta in quanto il sito era ormai colmo, senza possibilità di poter conferire ulteriori rifiuti solidi urbani. Nell'agosto del 2017 la Provincia di Taranto, dopo i pareri negativi degli organi preposti, aveva respinto la richiesta di ampliamento".

     A questo punto sarebbe scattato il meccanismo corruttivo: "Il procuratore legale della società, sfruttando i buoni uffici di un imprenditore sammarzanese, avrebbe iniziato a tessere stretti rapporti illeciti con il presidente pro tempore della Provincia di Taranto, finalizzati a valutare nuovamente la richiesta rigettata".

    L'autorizzazione avrebbe riguardato il sopraelevamento della discarica di ulteriori 15 metri rispetto al livello di colmata. Secondo gli inquirenti: "A fronte di tali accordi, l’ex presidente della Provincia si è attivamente adoperato per nominare un nuovo comitato tecnico e un compiacente Dirigente del Settore Ambiente, figura fino ad allora ricoperta dal segretario provinciale".

    "I pubblici ufficiali - scrive la Guardia di Finanza -, a fronte di tale impegno ricevevano denaro e altre utilità: l’ex presidente della Provincia otteneva contributi per finanziare la campagna elettorale della moglie alle ultime elezioni politiche per il Senato"."Il rappresentante legale della discarica - si legge ancora nella nota delle Fiamme Gialle -, attraverso l’intermediazione del titolare di un autosalone, donava all’ex presidente della Provincia di Taranto, quale ulteriore compenso illecito, una autovettura di lusso del valore commerciale di circa 50mila euro".

     "La gestione degli affari illegali da parte dell’ex presidente della Provincia di Taranto - stando al resoconto dell'operazione - si è spinta fino all’affidamento diretto, all’imprenditore di San Marzano, di lavori per somma urgenza e necessità in occasione degli eventi di calamità naturale verificatisi nell’estate del 2018. Infine, è stato accertato che l’ex presidente della Provincia si è prodigato per pilotare anche la gara di appalto per i servizi di raccolta rifiuti del Comune di Sava, influendo sul giudizio tecnico di due professionisti corrotti, facenti parte della commissione di gara, permettendo di far vincere l’appalto allo stesso imprenditore amico, attraverso una delle sue imprese".

     

     

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