Martedì, 19 Novembre 2019

    A.Mittal, impresa indotto ‘Enetec’ chiede cassa integrazione per 50 dipendenti

    Foto di repertorio Foto di repertorio

    La crisi di ArcelorMittal coinvolge anche l’indotto. L’impresa ‘Enetec’ che fa capo al presidente del Taranto F.C. 1927, Massimo Giove, ha chiesto la cassa integrazione per 50 dipendenti, 46 operai e 4 impiegati. A scriverlo è l’Agi, che riferisce di una lettera inviata dall’azienda dell’appalto del siderurgico ai sindacati metalmeccanici e a Confindustria Taranto. ‘Enetec’ si occupa di progettazioni, costruzioni e montaggi industriali.

    La posizione di ‘Enetec’
    “Si ritiene improcrastinabile l’avvio di una procedura di cassa integrazione ordinaria per 50 unità lavorative, 46 operai e 4 impiegati, su un organico complessivo di 56 unità, 50 operai e 6 impiegati, da sospendere per un massimo di zero ore a decorrere dall’11 novembre per 13 settimane complessive. Il ricorso alla procedura di cassa integrazione appare oggi inevitabile, vista la sussistenza di elementi concreti che inducono a ritenere assolutamente ipotizzabile il perdurare di questa fase di stallo per tutto il prossimo trimestre e in ogni caso sino a che non saranno definiti i tempi e le modalità dell’eventuale prosecuzione della gestione da parte di Ami o del paventato subentro di nuovi soggetti giuridici. Sono a rischio tutte le commesse ad oggi in fase di lavorazione sulle quali è impiegato tutto l’organico in forza ed inoltre la società - conclude l’impresa ‘Enetec’ – si espone al concreto rischio di insolvenza della committente per i crediti maturati ai quali si aggiungerebbero le fatture già scadute ad oggi insolute per un totale di 764.462,67 euro”.

    La reazione della Fim Cisl Taranto
    “Entreremo nello specifico quando incontreremo l’azienda che per ora ha fatto solo richiesta di cassa integrazione. La fase iniziale prevede una consultazione tra sindacati e azienda. Non c’è ancora la data dell’incontro – afferma il sindacalista Vincenzo Castronuovo -, lo fisseremo appena possibile, anche perché ogni giorno segretari sindacali e delegati sono impegnati al presidio davanti alla fabbrica. È chiaro che l’azienda ha avanzato richiesta per essere poi subito pronta con la procedura vera e propria”.

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