Venerdì, 24 Gennaio 2020

    Vigilia di Natale: i cibi e le tradizioni del passato

     

    La tecnologia è ormai protagonista in tutti gli aspetti della nostra vita quotidiana. Anche nelle festività natalizie è diffusa la moda di postare con i propri smartphone immagini di cibi degustati e dell’intera famiglia seduta intorno ad un tavolo, pronta per dar vita a giochi di carte e tombolate in attesa della mezzanotte e dell’apertura dei regali. Ma cosa si faceva un tempo?

    Nella Taranto di 50-60 anni fa, il cenone della vigilia era considerato un vero e proprio rituale. La famiglia era decisamente allargata e, già a partire da alcuni mesi prima, ci si confrontava su cosa portare il 24 dicembre.

    Cosa si mangiava

    La tendenza di recarsi nei ristoranti era praticamente assente. Quindi, nelle proprie case si iniziava con antipasti e primi a base di frutti di mare. Oltre a consumare il capitone, uno dei primi piatti maggiormente frequenti era le lasagnette con il sugo di cozze.

    I secondi prevedevano sempre il pesce e mai la carne. I tarantini di una volta avevano un’ampia scelta: c’è chi preferiva il cefalo e le seppie al forno e chi puntava sul baccalà ed i cavolfiori fritti. Presenti anche piccoli pezzi di provolone, la frutta secca e fresca di stagione e la salsiccia. Difficilmente si beveva dell’acqua, si prediligeva il vino che chiamavano “chiarenza”. Successivamente si degustavano i dolci tipici di Taranto, un bicchiere di rosolio fatto in casa e mezza tazza di caffè.

    Cosa si faceva dopo il cenone

    La tombola e le carte erano le protagoniste assolute. Alle ore 22 si sparecchiava la tavola e nel proprio presepe si faceva nascere il Gesù bambino con il permesso della Madonna. L’anticipo di due ore era necessario perché a mezzanotte tutte le famiglie si recavano in chiesa per ascoltare la celebrazione di tre messe. Inoltre, tutti restavano svegli per attendere il passaggio della processione notturna di Gesù bambino.

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