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La guerra al nemico invisibile

By Alessandra Macchitella Marzo 12, 2020

«Il nemico sta per arrivare». Sono le parole del presidente della Regione Puglia Michele Emiliano sul tema Coronavirus. Un’emergenza combattuta e vissuta anche via social, con post quotidiani del Governatore per informare i cittadini.

Parole che si aggiungono giorno dopo giorno e che hanno un forte sapore militaresco: «Una difesa indispensabile per chi è sul campo davvero. Stiamo lavorando sino a notte fonda su tutti i fronti». Potrebbero evocare discorsi in bianco e nero, tempi di guerra che le ultime generazioni hanno solo letto sui libri di storia, non sempre con troppo interesse. Emiliano ricorda: «Stiamo uniti, schieriamoci a testuggine, siamo pronti ad ogni atto necessario per abbassare il rischio per tutti coloro che dovranno comunque esporsi al rischio, non potendo rimanere a casa per adempiere al loro dovere. Tanti domani dovranno affrontare questa battaglia in prima linea. Hanno bisogno di sapere che apprezziamo il loro sacrificio e il loro lavoro. Permettetemi di ringraziare anche la mia indomita squadra della sanità pugliese che si sta preparando alla grande battaglia».

Come soldati pronti a una guerra, inevitabili passano alla mente le scene di esercitazioni di soldati americani con grossi carrarmati tra le vie delle città italiane (è successo davvero? Quando? Perché? Domande che aleggiano in un periodo in cui le risposte sono troppe e confuse). «Ci stiamo preparando a sostenere l’attacco. C’è silenzio per le strade - racconta Emiliano - esattamente come succede nelle città assediate dove tutti, uomini, donne, bambini vivono la tensione di alzare quanto più è possibile l’altezza e la robustezza delle difesa».

Nel “racconto di guerra” contro il nemico invisibile la comunicazione politica sceglie di scrivere: «Si contano mascherine, occhiali e tute avendo attenzione a non sprecarli perché serviranno nella bolgia della battaglia che sta per scatenarsi. Passo in rassegna continuamente le truppe, il loro equipaggiamento, ripeto tra me e me gli ordini che ho impartito e quelli che dovrò diramare nei prossimi giorni. Servono cannoni, che in questa guerra si chiamano ventilatori e monitor da rianimazione. Mi sembra sempre di averne troppo pochi». Come ogni guerra c’è la tragedia di ciò che si poteva evitare: «Fa rabbia pensare che abbiamo dovuto aspettare questo momento tragico per ottenere l’autorizzazione a far entrare in squadra i nostri giovani che non vedono l’ora di andare in prima linea».

Come vuole il Governo #restiamoacasa (quasi tutti) per sconfiggere un nemico che fa più paura, perché invisibile. Se avesse elmetto, mitra e una bandiera almeno sapremmo chi evitare. Oggi, invece, ha l’impalpabilità dell’aria, il sinistro rumore di un colpo di tosse di un nostro caro che forse non dovremmo abbracciare.

«Non ci faremo sconfiggere. Combatteremo con tutte le nostre forze, uniti, con serietà e disciplina» dice Emiliano. “Signorsi', signore” rispondono gli italiani, cercando di scovare il nemico dalla comoda e claustrofobica trincea casalinga.

 

 

 

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