Lunedì, 03 Agosto 2020

    Seminario internazionale su riqualificazione di Taranto: il miglior progetto è dell’università di Pescara

    Il dipartimento di Architettura dell’università “D’Annunzio” di Pescara ha avuto il merito di vincere la 21esima edizione del seminario internazionale “Villard”, che ha avuto come tema principale la riqualificazione della città di Taranto.

    Gli studenti vittoriosi sono stati i 3 pugliesi Giorgio Pio Morganella, Elena Perrone e Pasquale William Sforza; i 2 abruzzesi Matteo Almonti e Roberto Monticelli; il campano Cristian Orsino. Premiato il loro lavoro intitolato “Un progetto di suolo per l’adattamento dell’esistente. Quartieri Salinella, Tamburi e Paolo VI”. Sono stati in grado di ottenere il primo premio come miglior progetto urbano, cioè un riconoscimento al lavoro complessivo; il primo piazzamento per “Salinella. Le risorse dell’acqua” e una menzione d’onore per la proposta “Paolo VI. Riabilitare l’esistente”.

    Abbiamo ascoltato uno dei docenti che hanno seguito gli studenti in questo percorso, Michele Manigrasso.

    Può spiegarci meglio che tipo di seminario è “Villard”?

    “Si tratta di un seminario internazionale itinerante organizzato ormai da 21 anni e che mette insieme le università che puntano sull’architettura. Prendono parte anche alcuni atenei stranieri di città come Parigi e Patrasso. Ogni anno è stabilita una tematica e si organizzano 5-6 tappe in altre università per confrontarsi sui lavori effettuati. In questi mesi siamo stati poi costretti a virare su una modalità virtuale a causa della pandemia. Comunque ad ottobre saremo a Taranto per la presentazione ufficiale del progetto”.

    Su cosa avete basato il vostro lavoro?

    “Il tema preponderante era Taranto from social housing to social habitat, dunque dovevamo porre la nostra attenzione su cosa significa abitare oggi in quel territorio afflitto dai problemi contemporanei. Ci siamo imbattuti con argomenti importanti e delicati che riguardano la città ionica. Per quanto riguarda il quartiere Salinella, ci siamo soffermati sul suo problema idraulico, essendo nato su una salina ed avendo quindi un suolo fragile e umido. Per i Tamburi abbiamo preso in esame l’inquinamento industriale, la situazione del Mar Piccolo e la questione delle case parcheggio, che avrebbero dovuto essere abitazioni temporanee e che invece sono diventate edifici residenziali dove prevale il degrado e il rischio malattie. Infine, abbiamo lavorato sull’abitare al quartiere Paolo VI. Infatti, questa grande zona è quasi una città a sé ed ha strade ampie e inutili. La problematica che spicca su tutte è che, nonostante abbia delle dimensioni considerevolii, è carente sotto il punto di vista dei servizi”.

    Questo progetto su Taranto può essere quindi preso in considerazione dalle istituzioni locali?

    “Il seminario nasce anche da accordi con gli enti comunali affinché possano essere fatte delle proposte che vengono di volta in volta vagliate. Ovviamente questa è una ricerca universitaria, quindi dovrebbe poi tradursi in un eventuale intervento politico se dovesse essere apprezzato del tutto. La cosa interessante è che l’anno prossimo il seminario si concentrerà nuovamente su Taranto ed è la prima volta nella storia che è selezionata la stessa città per due anni di fila. Molto probabilmente in questa circostanza si sceglieranno luoghi specifici da trattare”.

     

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