Sabato, 18 Novembre 2017

    Blocco impianto ENI, Peluso (CGIL): “andare oltre alle dichiarazioni ad effetto e proporre soluzioni”

    Sul blocco e le torce in fiamme dell’ENI intervengono i lavoratori. Lo fanno in una nota che attraverso la confederazione e i sindacati di categoria della CGIL inviano al sindaco e all’assessore all’ambiente del Comune di Taranto e per conoscenza al prefetto Cafagna.

    Una nota, firmata dal segretario generale della CGIL, Paolo Peluso, dal segretario generale della FILCTEM, Giordano Fumarola e dagli RSU CGIL in ENI,  per richiedere in primis un incontro urgente all’amministrazione civica anche al fine di “evitare di che si ingenerino facili giudizi e inappropriati commenti” su una problematica che riguarda l’intera comunità, ma in prima battuta soprattutto i lavoratori.

    Insomma i lavoratori rivendicano ruolo e visibilità anche a fronte di notizie spesso lanciate sul web senza una vera valutazione degli effetti.

    Crediamo si debba andare oltre le dichiarazioni ad effetto – spiega Paolo Peluso, segretario generale della CGIL – e pensare anche alle soluzioni da proporre in situazioni come quella di ieri.

    Soluzioni che i lavoratori avrebbero modo di porre all’attenzione dei rappresentanti istituzionali se si potesse contare sulla disponibilità ad un confronto perenne su questioni delicate come quella che attengono il mondo del lavoro, la sicurezza e la salute di cittadini e lavoratori.

    Il tema dell’approvvigionamento elettrico dello stabilimento ENI di Taranto appartiene a un ragionamento più dettagliato che riguarda gli standard di funzionamento e su cui già 3 anni fa si era tentata una discussione in città. I lavoratori chiedono dunque la riapertura di una discussione seria partendo da un presupposto: nessuna decisione si può assumere senza sentire prima chi in quello stabilimento ci lavora e lo conosce meglio.

    Il sistema di sicurezza dell’ENI ieri ha funzionato, a garanzia di tutti – commentano ancora dalla CGIL – perché quelle fiamme altro non sono che la dispersione del gas in eccesso all’interno degli impianti a seguito del blocco energetico non dipendente dalle responsabilità della raffineria.

    Il segnale di uno scampato pericolo che comunque non fa stare sereni, visto il clima creatosi in città dove l’evento.

    La conoscenza accurata e approfondita di questi processi è indispensabile per sapere come e cosa fare – concludono – ma anche per promuovere il cambiamento partendo proprio dalla voce di chi all’interno di quella fabbrica sa e può dire molto.

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