Giovedì, 13 Dicembre 2018

    Materiale radioattivo in due cassoni Amiu? Ecco cosa è accaduto il 24 novembre

    By Marco RUFFO Gennaio 08, 2018 1114
    FOTO DI REPERTORIO FOTO DI REPERTORIO

    Materiale radioattivo in due cassoni dell’Amiu? Solo oggi, purtroppo, veniamo a conoscenza di un episodio verificatosi diverse settimane fa, ma totalmente nuovo per l’opinione pubblica.

    Per quanto il nostro senso di responsabilità sia orientato a comprendere le ragioni di quanti vogliano che si dia prima seguito alle indagini, e quindi incamerare le risultanze di queste ultime, prima di informare la popolazione, sappiamo altresì che non si tratta del primo caso verificatosi a Taranto.

    Ma andiamo ai fatti. “In data 24 novembre 2017, il portale radiometrico dell’impianto Cisa di Massafra segnalava la presenza di rifiuti contaminati da radionuclidi in due cassoni Amiu”. Si tratta di un virgolettato, come potete vedere, quindi le frasi citate sono tratte da documenti ufficiali. Negli stessi documenti si legge che “il Comune di Taranto, dovendo provvedere alle attività di caratterizzazione e smaltimento dei citati rifiuti, richiedeva ad Amiu di attivarsi prontamente al fine di reperire un operatore economico che svolgesse il servizio in oggetto”.

    A questo punto si è provveduto all’individuazione di un soggetto che procedesse alle operazioni di bonifica. “L’offerta più vantaggiosa per l’ente è stata presentata dalla società Campoverde srl con sede a Milano che ha prodotto il seguente preventivo: operazioni di bonifica del materiale radioattivo € 5.700,00 oltre Iva; servizio di confezionamento, ritiro , trasporto e smaltimento € 2.400,00 oltre Iva”.

    In sostanza, il Comune ha “impegnato” la somma di 9.882 a favore della società prima menzionata, dando atto che si tratta di una spesa indifferibile ed urgente. L’episodio ha inoltre comportato “un blocco del mezzo Amiu per 52 giorni con le intuibili conseguenze sulla prosecuzione del servizio di raccolta”.

    Ora vorremmo capire: di quale radionuclide si stia parlando? Questo, ovviamente, qualora le indagini successivamente condotte abbiano confermato l’effettiva presenza di radionuclidi nei rifiuti dei due cassoni Amiu.

    “Un radionuclide è un nuclide instabile che decade emettendo energia sottoforma di radiazioni” – si legge sul portale dell’Arpa Emilia Romagna. Tra i principali radionuclidi vi è lo Iodio 131- chiamato anche radioiodio in medicina nucleare – che è un radioisotopo dello iodio.

    Perché, tra tanti, citiamo proprio questo? Perché a novembre del 2015 si verificò un episodio analogo a Taranto. Come scriveva il 15 novembre Repubblica Bari: “Una sostanza radioattiva del tipo 'Iodio 131', usata principalmente in ambito medico e farmaceutico, è stata rinvenuta in un cassonetto in via Minniti, tra via Mazzini e via Principe Amedeo. Sul posto sono intervenuti i Vigili del fuoco e la polizia municipale che ha temporaneamente interdetto l'area al traffico. A fare la segnalazione sono stati alcuni dipendenti dell'Amiu che avevano rilevato la presenza dello 'Iodio 131' all'ingresso dell'impianto Cisa di Massafra, dove vengono conferiti i rifiuti, ed erano poi rientrati in città per individuare il cassonetto in cui era stato depositato il materiale radioattivo. L'azienda per l'igiene urbana ha dovuto bloccare quattro autocompattatori per sottoporli a bonifica”.

    Per cui la seconda domanda che sorge spontanea è: dove erano posizionati i cassoni Amiu dell’episodio verificatosi il 24 novembre scorso? Infine una terza domanda: a seguito del ritrovamento, nel 2015, di Iodio 131 nel cassone Amiu, furono condotte indagini accurate per capire chi abbia smaltito quel rifiuto? In altre parole, per capire chi fosse il responsabile.  

    Riteniamo che sulla questione vada fatta chiarezza.

     

    Vota questo articolo
    (0 Voti)
    iblpartners_cis_rb_corona_banner_470x700.jpg
    banner_igenia.jpg
    energy.jpg
    engineering.jpg
    iblpartners_cis_rb_corona_banner_470x700.jpg
    © 2014 associazione CronacheTarantine. Tutti i diritti sono riservati