Giovedì, 13 Dicembre 2018

    Fanghi Ilva in Calabria, l’ombra della ‘ndrangheta

    By Marco RUFFO Gennaio 10, 2018 621
    Foto di repertorio Foto di repertorio

    “A Taranto abbiamo preso tutto il trasporto del limo, del materiale... con i camion e deve venire qua questo materiale, ci sono dieci, dodici viaggi al giorno e ho chiamato a lui l'ho fatto parlare pure con il compare Pino”. A parlare così è Francesco Tallarico, del clan della ‘ndrangheta Farao Marincola, il quale lascia intendere che i fanghi dell’Ilva siano un affare delle cosche calabresi.

    A specificare che l’appalto riguardi il siderurgico ionico è lo stesso Tallarico, intercettato nell’ambito dell’operazione denominata Stige, che dice: “Noi abbiamo preso, stanno facendo lo smaltimento dell'Ilva…omissis…a Taranto”.

    Attraverso un imprenditore vicino alla cosca che si occupa di smaltimento di rifiuti – è la ricostruzione degli inquirenti -, si sarebbe accaparrato alcuni lavori di smaltimento di scarti industriali e rifiuti tossici provenienti dall'Ilva di Taranto, avendo la possibilità di effettuare circa dieci o dodici viaggi giornalieri, con il materiale che sarebbe stato poi scaricato in territorio calabrese.

    Secondo la testata Quotidiano del sud, “ci sarebbero stati legami tra esponenti della cosca, il traffico di rifiuti speciali e l'importante azienda pugliese, al punto che lo stesso Tallarico in un'altra intercettazione vanta un potere diretto su questo genere di affari. Parlando con un uomo non identificato, il boss afferma con spavalderia tutta da decifrare: l'Ilva a Taranto te la intesto a te”.

    A rivendicare di avere sollevato la questione diversi mesi fa è oggi l’associazione ambientalista Peacelink. In un articolo pubblicato sul sito della stessa, Luciano Manna spiega: “I rifiuti dell'Ilva di Taranto nel 2016 hanno raggiunto diverse regioni italiane dove sono state stoccate e smaltite. E' la stessa azienda Ilva a fornire tutte le informazioni necessarie e richieste da Ispra, coadiuvata da Arpa Puglia, dopo l'ispezione di dicembre 2016. Movimentazioni, bolle, pesate, formulari rifiuti, mezzi utilizzati per il trasporto e tutte le autorizzazioni regionali necessarie alle aziende per il trattamento dei rifiuti. Tutto regolare quindi, tutto a norma di legge”.

    I rifiuti sono finiti, tra le altre località, ad Ostuni e a Crotone, dove – scrive Manna – “con mezzi su strada, sono arrivati fanghi prodotti dal trattamento biologico delle acque di impianti delle cokerie (codice CER 190812)”.

    È interessante capire se uno stralcio dell’inchiesta possa finire tra le carte della procura ionica qualora quest’ultima intendesse approfondire le risultanze emerse dall’inchiesta di Catanzaro.

     

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