Mercoledì, 20 Giugno 2018

    Ilva, la replica di Melucci: “Il percorso continua nella aule di giustizia”

    Foto di repertorio Foto di repertorio Foto Studio Renato Ingenito

    “Ora studieremo con i nostri tecnici e consulenti il da farsi, ma oggi è davvero complicato immaginare un percorso che si allontani dalle aule della giustizia nazionale e comunitaria”.

    Non lascia adito a dubbi la risposta del sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, al documento inviato ieri sera da quattro rappresentanti del Governo al Comune e alla Regione Puglia. Anche se lo dice con una negazione, il primo cittadino fa capire con chiarezza quale sia il suo intento. Una volontà del resto esplicitata anche qualche settimana fa quando sulla vicenda sembrava essere calato il silenzio dell’esecutivo.
     
    Poi una seconda nota precisa: "Il Comune di Taranto sta valutando di dare mandato ai propri legali di ripresentare opportuna istanza cautelare del suo ricorso innanzi al Tar di Lecce, ora arricchita nelle motivazioni. Sta, inoltre, valutando esposto alla Procura della Repubblica in relazione al diniego degli uffici del Mise circa l'accesso agli atti dell'aggiudicazione Ilva (contratto e piano industriale)".

    Non solo il Tar, dunque: a palazzo di stanno raccogliendo elementi utili all'esposto da inviare all'UE circa la procedura di aggiudicazione del compendio industriale".

    Secondo Melucci, “i ministri interessati hanno perduto l'ennesima opportunità di coinvolgere costruttivamente il Comune di Taranto e la comunità ionica in una vera e propria negoziazione dei grandi temi di interesse intorno alla vicenda Ilva. Hanno preferito ancora una volta la strada del dileggio e del disprezzo di tutte le nostre istanze, trincerandosi dietro ad una valanga di formalismi, che nulla hanno a che vedere con la salute, l’ambiente e il lavoro”.

    Poi l’attacco frontale agli esponenti del Governo, rei di stare giocando una partita più elettoralistica che politico-industriale: “È, inoltre, talmente evidente il totale disinteresse per il merito della vicenda, è talmente smaccata la chiave di lettura unicamente elettorale e speculativa della questione Ilva sulla pelle di Taranto, che non hanno avuto neanche il pudore di risponderci prima della chiusura delle liste, hanno atteso il closing. La paura che una posizione così offensiva potesse turbare la caccia ai seggi era troppo grande perché si potesse discutere in modo oggettivo e sinceramente interessato della salute dei tarantini e del destino dei lavoratori”.

    Duro l’affondo nei confronti del viceministro Teresa Bellanova che, a parere del sindaco, “non perde occasione di offendere questa città, sempre con un tempismo tragicomico. A lei devo purtroppo chiedere di non dirci quali siano o non siano gli argomenti da trattare in questo mese. Perché, al contrario suo, io non sono in campagna elettorale e qui a Taranto l’Ilva non è un tema da sfoderare su di un manifesto elettorale. L’Ilva qui da noi è presenza ingombrante e costante. Bene ha fatto il segretario Renzi a evitarle il collegio di Taranto, piuttosto”.

    Nel testo del comuncato vi è poi un passaggo piuttosto ermetico, da addetti ai lavori: “Chiediamo, poi, alla Regione Puglia che metta finalmente ordine tra i propri organismi che hanno un ruolo nella vertenza, per stemperare nuove strumentalizzazioni da parte di questo Governo ormai agli sgoccioli”.

    Ma in attesa di capire chi sia il bersaglio di questo capoverso, quel che è certo è che l’interlocuzione sull’asse Taranto-Bari-Roma è terminata. Morta. O per dirla con le parole di Melucci: “Ormai è evidente che la gestione fallimentare di questa vertenza epocale può essere superata solo dall'intervento diretto del Capo dello Stato. Ed è a lui che da sindaco di Taranto affido le sorti della città”.


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