Martedì, 25 Settembre 2018

    Porto, chiusa ennesima odissea giudiziaria. Partono i lavori alla calata 1

    Foto di repertorio Foto di repertorio

    Si chiude l’ennesima vicenda giudiziaria che ha ritardato l’esecuzione dei lavori di consolidamento della calata 1 del porto di Taranto. Con la sentenza del Consiglio di Stato che dichiara irricevibile il ricorso dell’azienda classificatasi terza nei confronti del gruppo che si era aggiudicato la gara d’appalto, anche queste opere infrastrutturali potranno ora avere inizio.

    Si tratta, più precisamente, dei lavori di rettifica, allargamento ed adeguamento strutturale della banchina di levante del molo san Cataldo, nonché del consolidamento della calata dello scalo ionico. Opere di ammodernamento la cui base d’asta si aggirava intorno ai 25 milioni di euro.

    La vicenda è però emblematica dei tempi lunghi necessari per realizzare un’opera pubblica nel nostro Paese. Basti pensare che il decreto con il quale il commissario straordinario approvava il progetto esecutivo risale al 28 settembre 2016.  Cosa è accaduto da allora? A dicembre dello stesso anno veniva avviata la procedura relativa all'appalto dei lavori. La commissione giudicatrice si insediava appena un mese dopo, ovvero il 25 gennaio del 2017, mentre le operazioni di aggiudicazione si sono concluse il 10 aprile dello scorso anno.

    L’offerta della prima classificata era apparsa, tuttavia, “anormalmente bassa”, tanto da rendere necessarie una serie di verifiche ulteriori che però non hanno fornito elementi utili per escludere l’azienda vincitrice (L’Autorità portuale ha inviato i documenti anche all’Anac, l’ente nazionale anti-corruzione).

    Così il 26 luglio del 2017, la commissione  formula la proposta di aggiudicazione dell’appalto ad un’azienda di Barletta, la Doronzo infrastrutture srl. I lavori, però, non possono ancora partire. Ad ottobre, la terza classificata si rivolge al Tar di Lecce per inficiare l’esito della procedura. Ad essa si aggiunge, incidentalmente, anche la seconda classificata. Il primo grado di giudizio di fronte al tribunale amministrativo, tuttavia, non ha l’esito sperato dalle società ricorrenti. La RCM – questo il nome della terza classificata – decide quindi di adire il Consiglio di Stato.

    Arriviamo così al 3 aprile scorso quando viene pubblicata la sentenza del massimo organo giudicante in materia amministrativa che rigetta il ricorso ritenendolo infondato. Ora la Doronzo Infrastrutture avrà 390 giorni per consegnare l’opera, sperando che non ci siano altri contrattempi.

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