Mercoledì, 12 Dicembre 2018

    Ilva spacca la città, vertice a Roma e conferenza a Taranto

    A Roma il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, non ci andrà. Ha deciso di non partecipare al vertice convocato dal titolare dello Sviluppo economico in cui ArcelorMittal dovrebbe presentare agli stakeholder del territorio le proprie proposte migliorative rispetto al piano ambientale.

    Motivando la sua decisione, il primo cittadino afferma: “L'amministrazione del civico ente non si presterà a questo dilettantismo spaccone, che il ministro Di Maio ci spaccerà sicuramente per trasparenza e democrazia, ma in realtà è solo una sceneggiatura ben congegnata per coprire il vuoto di proposte e di coraggio”.

    “La risposta del ministro Di Maio alle preoccupazioni e sollecitazioni delle istituzioni locali è giunta inequivocabile” – scriveva poco prima nella sua nota stampa Melucci. “Poco dopo le 21:30 di sabato l'invito al tavolo Ilva del 30 luglio è stato revisionato, non integrandolo magari coi parlamentari ionici, ma estendendolo addirittura ad una serie di sigle pseudo associative e comitati, tra i quali si rinvengono quelle delle aggressioni in Prefettura nel giorno dell'ultimo tragico incidente nello stabilimento, sigle dunque spesso inclini al dileggio delle Istituzioni, sigle che hanno parte della responsabilità di aver lacerato la comunità ionica in questi anni. Il ministro ha perciò scelto i suoi interlocutori e ha tracciato definitivamente la linea dei lavori, contro ogni nostro ulteriore possibilismo. Il Comune di Taranto non parteciperà a nuove iniziative in questa forma. L'azienda e i commissari sanno dove trovare il sindaco quando la legge della Repubblica Italiana prevederà il suo coinvolgimento”.

    E così il sindaco ha annunciato una conferenza per le 10. Conferenza alla quale annunciano di voler partecipare anche il presidente della Provincia di Taranto e i sindaci di Statte e Montemesola. Ma anche Confindustria e quelle organizzazioni sindacali che hanno deciso di non partecipare all’incontro convocato dal ministro Di Maio. Tra queste non ci sarà la Fiom Cgil che ieri ha fatto sapere di voler ascoltare quanto di nuovo ha da comunciare il gruppo franco-indiano.

    Una nuova polarizzazione si ipostatizza quindi in riva allo ionio; una polarizzazione che non si determina sulla frattura tra industrialisti e fautori della chiusura, ma tra coloro che intendono aprire una linea di credito con il Governo e quanti invece giudicano negativamente l’operato di questo esecutivo.

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