Venerdì, 16 Novembre 2018

    Monitoraggio infrastrutture, la proposta degli ingegneri ionici.

    Foto di repertorio Foto di repertorio

    Una serie di linee guida per l’elaborazione di un protocollo tecnico per il monitoraggio di ponti e viadotti della provincia di Taranto. A formularlo è stato l’ordine degli ingegneri di Taranto che, dopo la tragedia del ponte Morandi, a Genova, intende fornire il proprio contributo tecnico alle istituzioni locali.

    La proposta muove dalla principale bibliografia tecnica di settore ed è adeguata alle più recenti norme tecniche e alle esperienze positive già intraprese da alcune pubbliche amministrazioni, come quelle di Bolzano e Firenze.

    “In Italia – evidenziano gli ingegneri ionici - crollano ogni anno, mediamente, 10 ponti: i motivi idraulici emergono tra le cause principali. Occorre quindi fare il punto”. Cosa fare allora? Innanzitutto colmare alcune lacune:

    a) l’assenza di una anagrafe onnicomprensiva delle opere infrastrutturali di competenza delle pubbliche amministrazioni,

    b) gli archivi documentali mancanti;

    c) la scorretta o mancata ispezione visiva;

    d) mancanza o ritardi nella erogazione dei finanziamenti rispetto all’urgenza di intervenire;

    e) sottostima dei pericoli e dei potenziali fattori di rischio, anche per insufficienza di opportune indagini sperimentali.

    L’Ordine degli Ingegneri della provincia di Taranto, dunque, propone ai Comuni jonici di avviare un piano pluriennale sistematico per il controllo e la manutenzione delle infrastrutture viarie sensibili di crollo (in particolare ponti e viadotti) di propria competenza.

    Peraltro lo impone una ordinanza del presidente del Consiglio dei ministri del 2003 che recita: “E' fatto obbligo di procedere a verifica, da effettuarsi a cura dei rispettivi proprietari […] delle opere infrastrutturali la cui funzionalità durante gli eventi sismici assume rilievo fondamentale per le finalità di protezione civile […]. Le verifiche di cui al presente comma dovranno essere effettuate entro cinque anni dalla data della presente ordinanza […]”.

    L’obbligo fu procrastinato fino al 2013 ed oggi, anche a causa dei limitati finanziamenti centrali, gran parte dei Comuni risulta ampiamente inadempiente. “Di fatto – scrive ancora l’ordine degli ingegneri di Taranto - molte opere, a causa dell’assenza di una anagrafe delle infrastrutture, possono presentare patologie di degrado non trascurabili o pericolose già solo a livello statico”.

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