Giovedì, 13 Dicembre 2018

    Valorizzazione turistica dell'Arsenale scomparsa: Legambiente la rilancia

    Foto di repertorio Foto di repertorio

    Era il 5 gennaio 2015 e il Governo approvava uno dei decreti "salva Ilva". Nel testo c'era un passaggio riservato all'Arsenale di Taranto che recitava così: "I Ministeri dei beni e delle attività culturali e del turismo e della difesa, previa intesa con la Regione Puglia e il Comune di Taranto, predispongono, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, un progetto di valorizzazione culturale e turistica dell'Arsenale militare marittimo di Taranto."


    A ricordarlo oggi, facendo presente che quella previsione è stata disattesa, è Legambiente. L'associazione ecologista ha calcolato che, "da allora, sono passati oltre milleduecentosessanta giorni". "Secondo quanto riportato sul sito della struttura di missione per il coordinamento degli interventi di sviluppo nell'area di Taranto - afferma ancora Legambiente -, il progetto complessivo è stato approvato dal Cipe il 22 dicembre 2017 per un importo pari a 35,45 milioni di euro, e prevede la realizzazione di un polo museale all'interno dell'Arsenale".
    Il progetto prevede: larealizzazione di un "Entry Point" con annessi servizi di ristorazione e merchandising; il potenziamento della mostra storico-artigiana già presente all'interno del sito; la musealizzazione di reperti di archeologia marina forniti dal MIBAC, nonché di un sommergibile della classe Sauro che sarà reso visitabile; la realizzazione di un percorso guidato panoramico all'interno dell'Arsenale.


    Nonostante per "la prima fase del progetto siano stati assegnati 5,7 milioni di euro al ministero della Difesa (4,3 dei quali destinati alla progettazione e realizzazione del punto espositivo e di accoglienza e 1,4 per lo sviluppo della progettazione dei rimanenti interventi)", secondo Legambiente " a marzo del 2018 non risultava speso neanche 1 euro".

    "Rispetto agli impegni per Taranto, ribadiamo la richiesta che - conclude la sezione ionica dell'associazione per la tutela dell'ambiente - a partire dalla prossima legge di Bilancio, vengano ampliate le risorse messe a disposizione del Contratto Istituzionale di Sviluppo, con particolare riferimento alla bonifica territoriale, a partire da quella del Mar Piccolo, ferma al prologo costituito dalla pulizia dei fondali, e al restauro della Città Vecchia di Taranto, che sull'esempio di quanto fatto a Matera con il recupero dei Sassi, può essere uno dei motori di un diverso sviluppo, non più basato solo sull'acciaio. Per aprire una nuova pagina della città non servono proclami, ma fatti concreti, risorse e progetti che non restino sulla carta".

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