Martedì, 17 Settembre 2019

    Incidente al 4° sporgente, la testimonianza di un collega di Cosimo In evidenza

    Foto Studio R.Ingenito Foto Studio R.Ingenito

    "Il problema è che la cabina non camminava". In queste poche, inquietanti, parole potrebbe - il condizionale è d'obbligo - essere condensato il dramma di Cosimo Massaro, l'operaio che ieri si trovava sulla gru DM5 al quarto sporgente del porto di Taranto. Gru caduta a seguito di un effetto domino innescato da altre due gru venute giù a causa delle fortissime raffiche di vento che hanno sferzato lo scalo ionico.


    La testimonianza del collega di Massaro è emersa nel corso di una conferenza stampa tenutasi questa mattina all'interno del molo sant'Eligio. L'uomo racconta di essere stato in contatto fino all'ultimo con Mimmo, come lo chiamano gli amici. "Ci sentivamo telefonicamente, poi è caduta la linea", ha raccontato. Da queste ricostruzione emerge un particolare rilevante. L'operaio che si trovava sulla DM5 voleva scendere e stava facendo il possibile per riuscirci.


    "Il problema è che la cabina non camminava, mi chiamava e mi diceva che la cabina non camminava", riferisce il collega di Cosimo. Questo fino a quando hanno potuto parlarsi. Poi il cielo si è fatto scuro e non si è visto più nulla. "Quando si è schiarito - prosegue nel racconto - ci siamo accorti che la gru non c'era più".


    Poi tocca il problema sicurezza: "Ci siamo attenuti a tutte le cose possibili e immaginabili, però...". Anche per lui è difficile ricordare quei minuti, quegli attimi trascorsi senza avere la possibilità di fare alcunché. Ora però saranno la magistratura, lo Spesal, la Capitaneria di porto e i Vigili del Fuoco a dover dire se tutte le procedure siano state rispettate.

    Vota questo articolo
    (0 Voti)
    © 2014 associazione CronacheTarantine. Tutti i diritti sono riservati