Cesareo scrive a Renzi: «l'Ilva è al capolinea. Operai e aziende potrebbero scendere in piazza»

Sabato, 15 Novembre 2014 00:00

Il presidente di Confindustria Vincenzo Cesareo non sembra disposto ad arrendersi passivamente al declino economico della città, motivo per ha lanciato ancora una volta un monito al Presidente del Consiglio dei Ministri Mattero Renzi.

«Non sono abituato, per scelta personale e propensione caratteriale, a drammatizzare le situazioni con cui mi rapporto nei miei percorsi di vita. -scrive Cesareo- Tuttavia, le condizioni che riguardano Taranto in questo momento particolarissimo della sua storia sociale ed industriale non mi consentono di utilizzare inutili giri di parole: ci troviamo di fronte ad un dramma». 

A detta del numero uno degli industriali, la vicenda Ilva sembra ormai giunta al capolinea e con essa anche tutte le certezze di un futuro occupazionale per i lavoratori. «Sono in discussione gli stipendi di dicembre dei dipendenti dello stabilimento -evidenzia Cesareo- che è poi il “polso” reale dell'attuale stato di salute del sistema siderurgico ionico».
Alla luce di questo, è ben comprensibile la situazione limite che vivono le aziende dell'indotto. «Fra crediti pregressi non riscossi dalla prima tranche del prestito ponte e quelli successivamente maturati, la stima complessiva dei fondi ancora da esigere arriva a quasi 50 milioni di euro. - si legge nella lettera inviata a Renzi lo scorso 12 novembre- Alcune aziende hanno già deciso di fermarsi perché travolte da un indebitamento senza ritorno».
Cesaro ribadisce il proprio apprezzamento per l'impegno profuso dal Governo affinché si producesse il prestito anche se «tutto questo non è bastato- dice- perché inficiato da una situazione che man mano si è fatta sempre più paralizzante; da un flusso positivo che sembra aver interrotto improvvisamente la sua continuità aprendo inevitabilmente a scenari di grande incertezza e fortissima apprensione per tutto il sistema che da sempre ruota intorno all'acciaio».
La seconda tranche di risorse è infatti fortemente condizionata alla definizione di un acquirente, che al momento rimane ancora tutta da definire. E altrettanto indefinito e complesso appare l'utilizzo derivante dallo sblocco dalla magistratura degli 1,2 miliardi sequestrati alla famiglia Riva. «Ci troviamo insomma, - commenta il presidente Cesareo- davanti alla cosiddetta coperta troppo corta e a tempi ridotti che ci impongono a scelte né facili né indolori».
Secondo il giudizio di Cesareo, la situazione di impasse coinvolge ormai tutti. «Non sarebbero solo gli operai, a breve, a poter scendere in piazza ma, come già successo in agosto, potrebbero mobilitarsi da un momento all'altro anche le aziende e le loro famiglie, portando le loro recriminazioni a Palazzo Chigi. Certo – prosegue- non potremo essere noi, Confindustria, a poter gestire e controllare il corso di tali eventi, laddove dovessero manifestarsi. Potremmo però, evitare che la logica del confronto salti a favore di approcci più aggressivi ed esasperati». 

Confindustria spera pertanto in un autorevole intervento del Presidente del Consiglio, per dare risposte ad un territorio che chiede certezza per il proprio futuro. «Taranto continua ancora a chiedersi se il suo stabilimento siderurgico sia realmente determinante per il Paese e, se lo è, quali saranno le azioni da porre in essere e quali le strategie da adottare affinché si esca dalle secche di un passato difficile, complesso ed ancora fortemente vincolante».

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