Giovedì, 23 Novembre 2017

    Ilva, le preoccupazioni di Confindustria in una lettera a Renzi

    «È difficile esprimere la condizione di Taranto in questo momento della sua storia.  Potremmo definirla una città che muore, ma non ci piace perché è proprio dalla nostra storia che abbiamo imparato a reagire e all'occorrenza ricostruire, anche nelle situazioni più critiche. Certo è, però, che se Taranto è l'Ilva e la grande fabbrica è assimilata alla città, come tante volte si dice e si scrive solo per mero esercizio stilistico, dovremmo ritenerci ai limiti di una linea di demarcazione che è, a tutti gli effetti, un punto di non ritorno».

     

    Scrive così il presidente di Confindustria Taranto Vincenzo Cesareo, che con una lettera si rivolge al Premier Matteo Renzi. Mostra preoccupazione per le sorti della città e chiede pertanto al presidente del Consiglio di «porre ulteriormente attenzione alle nostre istanze».

    «Abbiamo accolto con favore - si legge nella missiva- l'insediamento di Piero Gnudi a Commissario dell'Ilva, e confidiamo pienamente nelle capacità di un manager di comprovata esperienza qual è l'ex ministro, peraltro attuale consigliere del ministro Guidi», tuttavia il numero uno di Confindustria Taranto non manca di sottolineare che «la complessa vicenda Ilva contempli aspetti fortemente critici che prescindono, purtroppo, dalle nomine e dai nomi, pur ritenendo questi ultimi credibili e stimabili, come nel caso del neo commissario, sotto ogni punto di vista».

    Servono le risorse necessarie, spiega Cesareo, per procedere nei processi di ambientalizzazione, assolutamente prioritari: quattro miliardi di euro per il piano industriale, quasi due per il piano ambientale.

    «Fondi di notevole entità che al momento non ci sono e che peraltro devono essere investiti in tempi precisi e scadenzati non soltanto per esigenze, in taluni casi, di carattere meramente giudiziario ma anche perché il colosso d'acciaio mostra da tempo segni evidenti di cedimento. Parliamo di emorragie finanziarie che stanno determinando una situazione di fortissima sofferenza, ormai da mesi, per migliaia di imprese e di lavoratori dell'appalto. - queste le sue parole- C'è grande incertezza per i dipendenti diretti, lecita apprensione, che talvolta si tramuta in altissima tensione sociale, per l'intera città fiaccata da una crisi endogena senza precedenti».

    Nonostante ci sia l'ipotesi di cordate che potrebbero intervenire nel nuovo assetto azionario «dobbiamo guardare alla realtà, - commenta Cesareo- che ci prospetta un tracollo imminente che è allo stesso tempo sociale, industriale, economico e ambientale, perché mai come in questo caso tutti questi aspetti sono strettamente legati fra loro e necessitano di varie sceneggiature ma di un'unica regia». 

    Occorre, a suo dire, «un provvedimento di legge che sblocchi le risorse che servono per proseguire i processi di risanamento ed allo stesso tempo consentire alla fabbrica di continuare a produrre, per ripristinare tutti i circuiti bruscamente interrotti e far ripartire un'economia inceppata».

    Serve anche, aggiunge il presidente di Confindustria, «attivare un finanziamento ponte con le banche per cominciare a fornire una prima exit strategyprobabilmente ancora insufficiente ma comunque alternativa alla condizione di empasse che attualmente registriamo».

    C'è il timore che molti processi già iniziati subiscano una frenata o peggio uno stop a fronte dei nuovi incarichi così come «registriamo con grande preoccupazione anche il commiato, sia pure per motivi di pensionamento, del Commissario Alfio Pini, che ha inevitabilmente stoppato le procedure di bonifica già avviate per il risanamento del quartiere Tamburi e del Comune di Statte, causando un conseguente “congelamento” dei fondi – 60 milioni di euro - stanziati dalla Cabina di Regia presso la Regione Puglia».

    L'auspicio di Confindustria è che «il subcommissario Edo Ronchi, la cui comprovata conoscenza di tutta la situazione rimane per noi una garanzia, rimanga al suo posto, portando avanti – conclude la lettera- il piano ambientale,peraltro già esecutivo, ancor di più se interverranno garanzie sui finanziamenti  che lo stesso subcommissario ha posto come condizione per la sua permanenza».

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