Venerdì, 24 Novembre 2017

    Ilva, Liberi e Pensanti: «i lavoratori sono schiavi»

    Foto studio Renato Ingenito Foto studio Renato Ingenito

    Il comitato “Cittadini e lavoratori Liberi e Pensanti”, questa mattina, in seguito allo sciopero indetto dai sindacati, era presente in tutte le portinerie dello stabilimento Ilva di Taranto ribadendo con decisione la linea che portano avanti dal 26 luglio 2012.

    «Come sempre davanti ai cancelli della fabbrica abbiamo analizzato insieme ai lavoratori la situazione attuale e le possibili vie d'uscita attuabili. –fanno sapere- Ovviamente non eravamo lì per sostenere la protesta mirata all'unico obiettivo della salvaguardia del salario, ma abbiamo vigilato affinché la stessa protesta non prendesse direzioni diverse come si era paventato nelle ultime 48 ore principalmente attraverso i social».
    I lavoratori, fa sapere il Comitato, «sono ben consapevoli che l'unica vera controparte si chiama governo italiano. Dopo anni di promesse e passerelle, l'intervento dello stato attraverso il "sequestro" e una innumerevole serie di decreti ha prodotto: 7.600 schiavi, 3.100 esuberi, 7 infortuni mortali "con facoltà d'uso". Innumerevoli nuovi malati dentro e fuori la fabbrica».
    I Liberi e Pensanti ribadiscono di non aver «mai creduto che una nuova proprietà venisse a salvare tutti, al contrario –precisano- siamo certi che la vera fine dello stabilimento comincia con la sua svendita. La cittadinanza – a detta del Comitato- va coinvolta con una vera lotta con obiettivi comuni salvaguardando i diritti dei lavoratori e dei cittadini partendo dal diritto alla salute, come avvenuto a Genova dodici anni fa attraverso l'accordo di programma garantito da tutte le istituzioni.
    Se l'area a caldo non è compatibile con la salute a Genova, può esserlo a Taranto? Chiediamo quindi il fermo degli impianti inquinanti e l’impiego delle maestranze nelle bonifica e decontaminazione del territorio, senza perdita di posti di lavoro», concludono.

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