Sabato, 18 Novembre 2017

    Ilva, «morire di malattia o di fame?». Si apra una “vertenza Taranto”

    Aprire una "vertenza Taranto", che coinvolga l'intera comunità. Lo ribadiscono “Taranto Respira ed Ecologisti”, “Partecipazione è Cambiamento”, “demA”.

    «Preferisci morire per una malattia o vuoi morire di fame? Sembrerebbe che i tarantini siano condannati a scegliere tra l'una o altra tragica opzione».
    Anche i più scettici «sono ormai convinti che la nostra città vive una gravissima emergenza ambientale  e sanitaria certificata da ricerche scientifiche mirate che attestano (S,E.N.T.I.E.R.I. 2012, 2013 e 2015) che vi è un eccesso di mortalità (rispetto ai dati regionali) per gli uomini, le donne e, dato ancora più odioso, per i bambini per i quali il dato registrato è un più 21%».
    Eppure «le emissioni siderurgiche continuano a diffondersi su terreni coltivati e nelle acque tanto che permane la vigenza delle ordinanze regionali di divieto di pascolo per un'area circostante l'Ilva per un raggio di venti km e di divieto di coltivazione  dei mitili nel primo seno del Mar Piccolo».
    Tutto questo «sebbene l'Ilva sia tenuta alla messa in sicurezza d'emergenza delle falde e dei terreni sotto i parchi minerali e un'apposita conferenza dei servizi abbia affermato che il proprietario o il gestore dell'area non responsabile della contaminazione debba attivare idonee misure di prevenzione per limitarla e circoscriverla e che: "non impedire un evento che si ha l'obbligo giuridico di impedire,equivale a cagionarlo"».
    E qui il pensiero va alle responsabilità «gravanti sul Sindaco di Taranto, chiunque esso sia». Mentre operai o comuni cittadini continuano ad ammalarsi e morire, «circa settantamila disoccupati abitano nella nostra città,gli esercizi commerciali chiudono, le imprese non riescono a recuperare i loro crediti, i quartieri sono sempre più isolati e l'intera città è afflitta da un degrado socio-culturale che il progressivo e accelerato invecchiamento della popolazione e la fuga dei giovani accentuano in maniera non più sopportabile.
    L'inquinamento ci toglie non solo la salute e la vita, ma anche le risorse economiche e finanziarie,- fanno sapere- in un quadro di false promesse delle istituzioni e di ignavia e incompetenza dei nostri rappresentanti istiuzionali».
    A detta di “Taranto Respira ed Ecologisti”, “Partecipazione è Cambiamento”, “demA”, «non basta esprimere solidarietà agli operai dell'Ilva, a quelli che rischiano di rimanere senza lavoro e a quelli che rischiano di perdere i loro diritti acquisiti. Dobbiamo ritrovare la capacità di essere una comunità solidale che evita le contrapposizioni e farci prossimi gli uni agli altri».
    «Dobbiamo aprire una " vertenza Taranto" che parte dal basso, da quella cittadinanza che è già capace di recuperare luoghi abbandonati, pulire spazi pubblici, fare impresa, aprire laboratori artigianali, costruire reti, intercettare finanziamenti, creare iniziative culturali. Occorre una risposta corale  - concludono- perché, solo unendo le varie forze operanti sul territorio, è possibile sperare in un futuro per la nostra città».

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