Venerdì, 22 Giugno 2018

    Ilva, Melucci: “Pensavano scherzassi, ma ora si va al Tar”

    Foto di repertorio Foto di repertorio Foto Studio Renato Ingenito

    “Avevo allertato ministri e viceministri, anche quelli pronti a ricandidarsi a marzo in Puglia, che con Taranto non si poteva scherzare più. Ma nulla, abituati come sono a parlare per slogan e a non dare seguito formale alle 
    parole, mi hanno considerato loro simile”.

    Con queste parole il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, mette la parola fine al dialogo con il Governo sulla questione Ilva. Sì, perché come afferma più avanti, nella nota inviata nella serata di ieri alle redazioni, ormai è il momento di andare dinnanzi ad un giudice.

    Melucci lo dice così: “Basta coi trucchi, basta con i numeri al lotto, basta con gli sgarbi politici ed amministrativi, basta con la flagellazione sistematica di un intero territorio, basta con il furto del futuro dei nostri bambini: si va al Tar, se in questo Paese esistono ancora dei valori non negoziabili dinnanzi al mercato, e magari ora non ci si ferma nemmeno alla giurisprudenza nazionale”.

    Insomma, nessuno si sorprenda. Il sindaco di Taranto lo ripete a chiare lettere: “Eppure ero stato chiaro. Avevo chiesto un tavolo esclusivo per Taranto e mi hanno invitato insieme a una quarantina di altri enti. E ho educatamente declinato l’invito”.

    “Spiacente, queste sono battaglie che non possono tenere conto di una corrente o di una tessera di partito – rincara la dose. Anche di un certo modo di fare sindacato. Taranto non si fa ricattare più. Impugnare un Dpcm immorale mette a rischio la vendita di Ilva? Pazienza. Benvenuti in Europa, terzo millennio”.

    Tutti si chiedono: e ora? Mittal andrà via in caso di sospensiva del Tar? E chi farà gli interventi previsti nel piano ambientale? Il primo cittadino ha le idee chiare: “Se, come io credo ancora, l'investitore è serio e deciderà di 
    puntare comunque su Taranto, senza farsi condurre fuori strada da governo e commissari, si comprenderà che è la città di Taranto il principale interlocutore, l'unico che può a ragione porre la parola fine alla vicenda, 
    in un modo o nell'altro, e senza che vengano tralasciate alcune delle variabili poste oggi dai tarantini”

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