Domenica, 17 Dicembre 2017

    La vertenza Ilva a Bari. Dentro e fuori dall’aula

    “Illustrissimo Presidente, i tarantini, Lei lo sa, hanno pagato un prezzo altissimo per interi decenni al servizio del sistema Paese e della Repubblica. Le scrivo carico di rammarico ed imbarazzo, interpretando esattamente ilsentire della comunità che mi onoro di rappresentare, per stigmatizzare la reiterata mancanza di rispetto, nei confronti delle Istituzioni locali e dei cittadini, da parte di alcuni membri del Governo in carica, che intorno alla vicenda Ilva inaspriscono di continuo i toni in questi giorni, in spregio ad ogni principio di seria e leale collaborazione col Comune”.

    Inizia così la lettera inviata dal sindaco di Taranto Melucci al Presidente della Repubblica. Un appello affinché il garante della Costituzione si faccia mediatore in una trattativa che rischia di provocare un corto circuito istituzionale all’interno del paese.

    La missiva arriva al termine di uno scontro tra sindaco e ministro dell’Economia combattuta a suon di tweet, la cui conseguenza è stata quella di polarizzare ulteriormente gli attori in campo. Polarizzazione che si è manifestata anche a Bari, ieri, in occasione del Consiglio regionale monotematico.

    Il Consiglio regionale

    “Forza Italia è nettamente contraria al ricorso al TAR della Regione”,  ha affermato la consigliera di Forza Italia, Francesca Franzoso, riferendosi al decreto che approva il piano ambientale di Ilvapresentato da Am InvestCo, ribadendo che “questa sembra l’ennesima mossa ad effetto per strappare il consenso della piazza, perché dopo cinque anni di attesa, di sconvolgimenti sociali dentro e fuori la fabbrica, l’ultima cosa che serve è prolungare l’incertezza”. “La città è stremata, lo sono i lavoratori, lo sono le imprese collegate ad Ilva – ha proseguito la consigliera – ed è impensabile che una vicenda così complessa possa risolversi per via giudiziaria, perché dopo anni di sequestro, di capitali in fumo, esuberi, posti di lavoro bruciati, il ricorso amministrativo blocca l’avvio di un processo di normalizzazione, l’uscita dal guado, iniziato a fatica”.

    Il consigliere di Direzione Italia, Renato Perrini, nel corso del suo intervento ha fatto riferimento alla sua esperienza di ex lavoratore negli altiforni dell’Ilva e in quanto tale ha rilevato il forte desiderio di dare un importante contributo affinché l’intera partita Ilva venga gestita con forza, coraggio, trasparenza e soprattutto con condivisione di intenti. “Io non entro nel merito della decisione del sindaco - ha ribadito Perrini - e non la giudico, ma il solo fatto che esistano i Wind Days, e che esistano delle prescrizioni, è la dimostrazione di come tutte le scelte politiche fatte su Taranto e su Ilva nei decenni passati, siano state totalmente sbagliate e sconsiderate”. “La vertenza Ilva è schiava della Politica – ha proseguito - e oggi è schiacciata dalla campagna elettorale in corso ecco perché rivolgo l’invito al presidente emiliano di ritirare il ricorso al TAR, per evitare che il Governo sospenda la trattativa con Mittal”. 

    “Lo dico a ragion veduta agli amici dei 5 Stelle – ha esordito il capogruppo del PD Paolo Campo – che chiudere l’ILVA non risolve il problema ambientale, neanche nel lungo periodo”. “Dobbiamo diffidare dalla tentazione - ha ribadito Campo - di trovare in vicende così complesse scappatoie o scorciatoie che alla meglio, soprattutto data la loro impossibilità pratica, rischiano di aumentare i germi della conflittualità già presente, inevitabilmente presente in una discussione così complicata”. “Sembrano quasi una rinuncia al confronto e al dibattito - ha ribadito – ed hanno più il sapore della rinuncia della politica a misurarsi con una sfida che, per cultura politica, sia il paese che la Puglia meritano che vada colta. Per questo inviterei tutti a stare sul tema, a fare ogni sforzo perché si riconduca alla ragione che oggi sembra più che altro o prevalentemente interessato a porre diktat, e che il Consiglio, se deve arrivare a una presa di posizione lo faccia in maniera più consapevole, più matura, più compiuta, con maggiori elementi a disposizione”. “Il Partito democratico – ha concluso Campo – credo che non potrà partecipare alla votazione su alcuno degli ordini del giorno proposti”. 

    Al momento della votazione dell’ordine del giorno, circa il ricorso al Tar, tuttavia, in aula non si è raggiunto il numero legale per effettuare la votazione.

    Il sit-in dei sindacati

    Mentre in aula si discuteva, Fim e Uilm con il supporto di Cisl e Uil e dei rappresentanti sindacali sia diretti che degli appalti e dell’indotto hanno dato vita un sit-in sotto la sede della Regione Puglia.

    “Abbiamo potuto assistere alla seduta del Consiglio regionale, senza che ci fosse data la possibilità di prendere la parola – hanno sostenuto. Atteggiamento alquanto strano, specie se assunto da chi dice di voler parlare solo con il sindacato presente. E così quando poi il sindacato va in casa a fargli visita, non gli dà la parola”.

    “Dagli interventi dei consiglieri regionali – proseguono le due sigle sindacali - è emersa forte la volontà personale da parte del governatore della Puglia di andare avanti con il ricorso al Tar. Durante il dibattito, però, dagli interventi dei consiglieri è emersa poca sintonia con l’azione intrapresa dal presidente Emiliano. A più voci è stato chiesto il ritiro del ricorso. Pochi gli apprezzamenti”.

    “Siamo ancora alla fase in cui la Regione Puglia continua a far paragoni tra le due cordate – concludono i rappresentanti dei lavoratori. Al contrario il sindacato non ha mai fatto il tifo per nessuna delle due: per noi l’interlocutore è Alcerot Mittal, dal momento in cui si è aggiudicato la gara. Ricordiamo, inoltre, ai sostenitori della seconda cordata che il piano industriale presentato aveva numeri di esuberi più alti, con un costo del lavoro - quindi salari -più basso”.

     

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