Lunedì, 10 Dicembre 2018

    Ilva, Governo prepara schema di protocollo d’intesa. Ma restano le incognite

    By Marco RUFFO Gennaio 04, 2018 402
    Foto di repertorio Foto di repertorio

    Tempistica accelerata per la realizzazione della copertura dei parchi minerali e fossili; pavimentazione del parco loppa; istituzione di un sistema di condivisione con Regione Puglia ed enti locali per il monitoraggio degli interventi di messa in sicurezza e bonifica delle aree esterne al perimetro dello stabilimento Ilva.

    Sono questi i principali punti contenuti nello schema di protocollo d’intesa che i ministri Calenda e De Vincenti hanno inviato al sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, ed al presidente della Regione, Michele Emiliano. “Lo schema di protocollo – fanno sapere da Roma - introduce, nel rispetto della disciplina vigente, significativi rafforzamenti della fase esecutiva del DPCM del 29 settembre 2017, atti a recepire le istanze manifestate dalle amministrazioni regionale e locali e dalle organizzazioni sindacali”.

    “In tema di valutazione del danno sanitario – scrivono ancora i titolari dei ministeri dello Sviluppo Economico e della Coesione - sono state individuate modalità di esame congiunto, da parte dei firmatari del protocollo, del rapporto annuale realizzato da Arpa ed Asl competente; è stata prevista la nomina di una commissione cui partecipano i Comuni dell’area per la definizione degli interventi di sostegno assistenziale e sociale per le famiglie disagiate delle aree di Taranto dei comuni limitrofi; inoltre viene tenuta in attenta considerazione la problematica dei crediti residui vantati dalle imprese dell’indotto, attraverso il pagamento di tutto lo scaduto al 10 dicembre scorso e la ricerca di soluzioni per i crediti pregressi”.

    E sui tempi? “Con l’attuazione delle tempistiche e delle prescrizioni previste nel DPCM del 29 settembre e nel protocollo d’intesa, i principali interventi ambientali per Taranto saranno completati entro il 2020”, fa sapere il Governo. “Gli ulteriori interventi, previsti entro il 2023,  riguarderanno infatti impianti fermi”. 

    Si tratta di un’apertura rilevante da parte del Governo nei confronti delle amministrazioni locali (lo schema è stato infatti inviato anche al presidente della Provincia e ai sindaci dell’area Sin) anche se non è proprio quello che Melucci ed Emiliano auspicavano. E questo per due ragioni: la prima è che sindaco e governatore chiedevano uno strumento diverso dal protocollo d’intesa.

    Il protocollo d’intesa, che non è disciplinato da alcuna fonte normativa, è una tipologia di accordo tra enti pubblici che può prevedere l’eventuale partecipazione di soggetti privati. In linea di principio tale istituto differisce dalla convenzione e dall’accordo tra pubbliche amministrazioni in quanto ha natura prevalentemente di indirizzo politico-amministrativo. In tal senso il protocollo d’intesa può essere propedeutico all’approvazione di una convenzione o di un accordo di programma.

    La seconda è che il protocollo “prevede la rinuncia ai ricorsi  da parte della Regione e del Comune di Taranto entro 8 giorni dalla sottoscrizione del protocollo, pena la sua automatica risoluzione”. Una condizione che Melucci ed Emiliano potrebbero non gradire in quanto toglie loro l’unica arma di cui attualmente dispongono nei confronti del Governo.

    In definitiva, l’esecutivo chiede un passo indietro definitivo agli enti locali a fronte di un mero atto di indirizzo e non di un accordo vincolante anche in futuro. Che cosa accadrebbe se il prossimo Governo, non riconoscendo la validità di un eventuale protocollo d’intesa come quello che oggi si chiede agli enti locali di firmare, dovesse disconoscerlo? Cosa rimarrebbe in mano agli amministratori locali per far valere le esigenze della città?

    È questa la domanda che si stanno ponendo in queste ore i rappresentanti locali, consapevoli che un anche un loro ulteriore “no” rispetto all’attuale proposta del Governo potrebbe lacerare gli instabili rapporti istituzionali tra centro e periferia.

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