Mercoledì, 25 Aprile 2018

    Tari, aumento scongiurato (per ora). Stangata a dicembre?

    Foto studio Renato Ingenito Foto studio Renato Ingenito

    Commercianti ed artigiani, per ora, possono tirare un sospiro di sollievo. Ma solo per il momento. La decisione di lasciare inalterate le tariffe rispetto allo scorso anno – decisione adottata dal Consiglio comunale questa mattina attraverso la votazione di un emendamento ad hoc – dovrà passare al vaglio dei tecnici della direzione Programmazione economica e finanziaria.

    Vediamo di ricapitolare la vicenda in maniera semplice. Nelle settimane scorse si erano tenuti diversi incontri tra la commissione Bilancio del Comune di Taranto e le associazioni di categoria che rappresentano commercianti ed artigiani. Questi ultimi avevano ottenuto rassicurazioni circa il fatto che nulla sarebbe cambiato rispetto allo scorso anno.

    Poi la sorpresa. Venerdì vengono diffuse le nuove tariffe e si scopre che la direzione preposta le ha modificate. Perché? La ragione è piuttosto chiara ed è stata ribadita due volte in aula dal dirigente Lacatena: “Il numero degli abitanti tenuti a pagare la Tari è aumentato rispetto al 2017, mentre i commercianti sono diminuiti rispetto allo stesso periodo. E di molto. Ciò ha determinato uno squilibrio nei conti e la necessità che si procedesse con un ricalcolo delle tariffe”.

    Tutto chiaro? Gli ulteriori abitanti che da quest’anno contribuiranno al gettito dell’ente non sono in grado di coprire la carenza di risorse derivante dalla chiusura di diverse attività commerciali.

    C’è un altro elemento da inserire nel quadro. E cioè che il piano economico della raccolta dei rifiuti - che va coperto grazie alla Tari - è superiore alle attese (ovvero ai costi standard) di 6 milioni di euro. Su questo argomento potete leggere l’articolo ad esso dedicato che abbiamo già pubblicato.

    Ma la pressione delle associazioni di categoria negli ultimi giorni è stata fortissima. Le stesse ritengono di essere vittime di una tassazione abnorme che disincentiva le imprese, quando non contribuisce al loro definitivo collasso. Per questo, la maggioranza di governo ieri ha deciso di andare incontro a tali settori produttivi, compiendo una forzatura politica e lasciando le tariffe Tari inalterate. Peccato che l’emendamento che andava in tale direzione non avesse ricevuto il parere positivo dei revisori dei conti e non fosse stato espresso parere favorevole di regolarità tecnica dal dirigente Lacatena.

    Inoltre, come dice la legge, e diversi esponenti dell’opposizione hanno ricordato, il gettito non può essere inferiore ai costi per la raccolta dei rifiuti urbani, bensì deve coprirli integralmente. Approvando il provvedimento tal quale, i consiglieri di maggioranza avrebbero potuto “attirare le attenzioni” della Corte dei Conti.

    Un fatto, questo, che il segretario generale Eugenio De Carlo non ha mancato di far notare.

    Così dopo una lunga “pausa di riflessione” (leggi sospensione dei lavori) si è arrivati ad una soluzione di compromesso. Ovvero è stato messo in votazione un secondo emendamento che impegna la direzione Programmazione economica e finanziaria a rifare i calcoli del piano economico della raccolta rifiuti e a comunicare l’esito della verifica al Consiglio prima dell’approvazione del bilancio previsionale 2018.

    Cosa potrebbe accadere se il dirigente, dopo la nuova ricognizione, dicesse che, stanti le attuali tariffe, le entrate non sono in grado di coprire i costi del servizio? Il Comune dovrebbe approvare una manovra di riequilibrio dei conti pubblici, aumentare le tariffe e cercare di recuperare le risorse mancanti aumentando la quarta ed ultima rata della Tari. Ecco perché non possiamo ancora dire “pericolo scampato”.

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