Lunedì, 20 Agosto 2018

    Piano strategico per Taranto; è scontro con la Regione. Duro attacco di Cataldino In evidenza

    Foto di repertorio Foto di repertorio

    “In merito al piano strategico per Taranto l’amministrazione comunale è confinata tra il pubblico che dovrebbe applaudire a comando”.

    Non usa mezzi termini il consigliere comunale della lista “Taranto bene comune”, Gianni Cataldino, che valuta così quanto sta avvenendo tra Bari e Taranto in merito allo sviluppo futuro di quest’ultima.

    Una situazione paradossale, secondo Cataldino, in cui la città dei due mari è ridotta al ruolo di semplice spettatrice di decisioni prese altrove. Emiliano non viene mai citato direttamente, ma il referente polemico della nota sembrerebbe essere proprio lui.

    Ma quali sono le motivazioni scatenanti alla base di questa presa di posizione? Cataldino prende spunto da una “enfatica nota” della Regione Puglia nella quale si informa il territorio ionico che si è svolta una riunione tecnico-operativa sul piano strategico per Taranto, indetta da Elio Sannicandro, commissario Straordinario ASSET, l’Agenzia Strategica di Sviluppo Ecosostenibile del Territorio.

    Peccato che, a tale incontro, non fosse presente la protagonista principale, ovvero la città di Taranto. “Dipartimenti regionali e agenzie strategiche regionali – afferma Cataldino - si sono incontrati per definire la sceneggiatura definitiva, non tralasciando alcuna delle loro particolari visioni su Taranto. Una macedonia che tiene dentro obiettivi raggiunti dai tarantini e in parte scippati, dai baresi, come la ZES (sulla quale molto ci sarebbe da dire, in particolare in merito alle mancanze della Regione in grande e colpevole ritardo rispetto a Campania e Calabria) e scenari da fantascienza fatti di droni e voli suborbitali”.

    “Eppure – prosegue Cataldino - dopo la criticata assegnazione all’Asset della predisposizione del piano strategico esecutivo, il presidente Elio Sannicandro (ex assessore della giunta Emiliano al comune di Bari) si affrettò a precisare che si trattava di un mero mandato tecnico, distinto dal confronto che sarebbe seguito con sindaco e amministrazione comunale di Taranto, nonché con il gruppo di lavoro presieduto dal consigliere Liviano per definire visione e direttrici di governance del piano”.

    Ma evidentemente, tale coinvolgimento non si è mai realizzato se il consigliere di “Taranto bene comune” arriva a dire: “Abbiamo allo stato solo due visioni diverse che mal si coniugano. Da una parte una visione arcaica accentratrice e “Baripeta” (facciamo noi che voi non sapete), dall’altra una Taranto che guarda a un’Italia in cui nascono differenti forme di urbanità e cittadinanza alle quali si risponde solo attraverso l’abbandono dei vecchi confini politico-amministrativi e la ricerca costante di progetti di scala urbana e di visioni strategiche che permettano un costante salto di qualità”.

    La rottura non potrebbe essere più netta. La si trova sintetizzata nelle conclusioni con cui l’ex assessore delle Giunta Stefàno afferma: “Vi invito a non espropriare ma ad accompagnare in questo percorso i tarantini e le loro amministrazioni, cominciando da quella di Taranto, che non ha alcun timore di assumersi le responsabilità che le competono”.

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