Mercoledì, 20 Giugno 2018

    Il ministro Costa parla di Ilva, ma sul futuro passa la palla a Di Maio

    Foto di repertorio Foto di repertorio

    “Sull'Ilva e sulla vita dei tarantini non si gioca. Conosco perfettamente la situazione: noi pretendiamo, e pretenderemo, che fin da subito siano rispettate le prescrizioni ambientali per rendere immediatamente Taranto migliore, consapevoli che la strada verso la soluzione definitiva del problema va programmata con l'arresto delle contaminazioni ambientali”.

    È questo l’incipit del post pubblicato su Facebook dal neo ministro dell’Ambiente, Sergio Costa. Un breve trafiletto con il quale si introduce un frammento dell’intervista rilasciata dallo stesso ministro ai giornalisti di Sky tg 24.

    Riascoltare l’intervista nella sua interezza è utile per capire come la pensi il titolare di uno dei ministeri chiave per Taranto. In merito al futuro della fabbrica, Costa non si è sbilanciato, ribadendo più volte che le decisioni strategiche spettano al ministro dello Sviluppo economico e che a lui compete vigilare affinché sia tutelato l’ambiente.

    Costa non ha demolito il lavoro del suo predecessore. Anzi. Nella sua prima risposta ha affermato: “Il ministero dell’Ambiente ha già prodotto i carteggi per la Valutazione di impatto ambientale dell’area. Tutto ciò che accade dopo, deve tenere conto di questo carteggio e qualsiasi riconversione non può non tenere conto della linea ambientale che è già stata individuata”.

    Ma pressato in ordine al tema della chiusura, ha demandato la questione a Di Maio. Quando poi gli è stato fatto notare che a luglio Arcelor-Mittal prenderà possesso del compendio aziendale ha chiarito: “Tutto ciò che l’acquirente nuovo dovrà fare è già stato stabilito e non potrà discostarsene”.

    Immediata la replica di Alessandro Marescotti, presidente di Peacelink, che – sempre su Facebook – ha scritto: “Quello che è già stato "perfettamente individuato" dal Ministero dell'Ambiente è purtroppo un percorso che posticipa al 2023 la messa a norma degli impianti più pericolosi e la stessa adozione dei certificati antincendio. E se nel frattempo muore qualcuno? Immunità penale. Mi sarei aspettato che il nuovo ministro rimettesse in discussione la linea già tracciata”.

    Decisive saranno quindi le parole che pronuncerà nelle prossime ore Luigi Di Maio cui Arcelor-Mittal ha chiesto un incontro. Attendono di conoscere il loro destino anche gli operai dell’Ilva preoccupati per il proprio futuro e pronti alla mobilitazione. E come 6 anni fa, Taranto si prepara a vivere un’altra estate ad alta intensità.

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