Martedì, 18 Dicembre 2018

    Melucci contro Di Maio: “Ritiriamo apertura di credito al Governo”

    By Marco RUFFO Luglio 28, 2018 337
    Foto di repertorio Foto di repertorio Foto studio R.Ingenito

    Secondo il primo cittadino di Taranto, il tavolo sull’Ilva del 30 luglio sarebbe una “messa in scena”. Il coinvolgimento degli enti locali sarebbe inesistente e sulla vertenza si registrerebbero significativi passi indietro.

    Per questo, Melucci annuncia di voler ritirare qualsiasi apertura di credito sin qui concessa al Governo.

    La lunga nota con cui annuncia la rottura del dialogo contiene in premessa le motivazioni che spingono Melucci ad aprire questo fronte istituzionale: “Dopo aver cercato in vano per settimane il Ministro Di Maio, apprendo finalmente di una convocazione per l'Ilva da parte del Mise; sarebbe un fatto tutto sommato positivo. Ma sono molto seccato di verificare che commissari, Mittal e ministro stiano provando a condurre questa delicata partita senza il propedeutico coinvolgimento della comunità tarantina. Se credono di poterci ripiombare al tempo in cui a Roma si allestivano teatrini e nelle stanze chiuse si decideva senza l’amministrazione Comunale di Taranto, magari nel tentativo di dare la necessaria sponda politica ad un ministro in forte imbarazzo col suo Governo e soprattutto col suo movimento, noi non ci staremo”.

    Il sindaco di Taranto ora “esige di conoscere le nuove proposte in tema ambientale di Mittal” e si dice non disposto ad accettare “una carrellata di fredde slide”.


    “Il ministro – prosegue Melucci - sta inspiegabilmente facendo i conti senza un oste troppo importante. Ripristini immediatamente un metodo corretto o il sindaco di Taranto ne trarrà le proprie considerazioni e preparerà ogni strumento legittimo per contrastare questa nuova farsa a danno della città”. 

    “Il sindaco – conclude Melucci - fino ad ora è stato paziente e parsimonioso nelle parole, dinnanzi allo spettacolo penoso offerto da questo Governo, che ha cambiato innumerevoli volte priorità e idee, che ha trovato mille scuse per perdere tempo, che non è stato nemmeno capace di dire la verità ai propri elettori sull'impercorribilità della riconversione integrale”. Ma ora la musica potrebbe cambiare. Tanto che le ultime frasi della lunga missiva hanno il sapore della sfida: “Basta dirlo, siamo bravissimi anche quaggiù a dismettere i panni dei gentlemen e a scendere in trincea”.

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