Giovedì, 15 Novembre 2018

    Nevoli non lascia il Movimento: “La gara non era annullabile”

     

    “Il risultato finale di tutta questa vicenda mi lascia sicuramente amareggiato perché confidavo nel fatto che potesse essere finalmente giunto il momento della “chiusura delle fonti inquinanti” di ILVA, ma la situazione che ci ha lasciato l'ex Ministro Calenda non lo ha consentito”.

    Il capogruppo del Movimento 5 Stelle in Consiglio comunale, Francesco Nevoli, non riassume così i fatti degli ultimi mesi relativi alla cessione dell’Ilva ad Arcelor-Mittal e aggiunge: “Con una gara già espletata, un contratto firmato, norme di legge di carattere generale cogenti ed orientamenti giurisprudenziali consolidati, con i quali chiunque – anche un ministro della Repubblica Italiana, anche se a qualcuno può sembrare strano - deve necessariamente confrontarsi, non era possibile ottenere quel risultato che tutti i portavoce Tarantini nel passato più o meno recente hanno reclamato con tutto il fiato che avevano in gola”.

    Da queste frasi sembra chiaro il suo orientamento: non lasciare i 5 Stelle come ha fatto il suo collega Massimo Battista. Eppure qualche titubanza c’era stata. Lo ammette lo stesso Nevoli affermando: “Non nascondo che di primo acchito mi è sembrato di non condividere la decisione di Luigi Di Maio di non annullare la gara: la mia attenzione era stata catturata essenzialmente dall'ultimo paragrafo, quello relativo alla individuazione ed alla valutazione dell'interesse pubblico necessario per procedere all'annullamento […]. Dopo l'ennesima lettura, tuttavia, ho realizzato che, a causa del coinvolgimento emotivo con cui ho vissuto tutte le varie fasi di questa vicenda, avevo omesso di valutare il parere nella sua interezza e soprattutto la normativa di riferimento, nel suo testo letterale e nella sua interpretazione giurisprudenziale”.

    Quali sono allora i punti che rendevano la gara non annullabile? Il candidato sindaco dei pentastellati li elenca in questo ordine:

    ·         la procedura di gara si è esaurita già da molto tempo, mentre la normativa richiede che il potere di annullamento sia esercitato “entro un termine ragionevole”;

    ·         tutte le criticità non sono riferibili a comportamenti di Arcelor Mittal (non ci sono elementi per ritenere che non sia stata in buona fede), che vanta a ragione una posizione di legittimo affidamento determinata dalla aggiudicazione e dalla stipula del contratto;

    ·         AcciaItalia a suo tempo non ha proposto alcuna impugnativa;

    ·         AcciaItalia risulta addirittura cancellata dal Registro delle Imprese a seguito della sua messa in liquidazione.

    “Sulla base di questi elementi – aggiunge Francesco Nevoli -, se Di Maio avesse annullato il decreto di aggiudicazione, il suo provvedimento di annullamento sarebbe stato impugnato da Arcelor Mittal dinanzi al TAR e sospeso nel giro di 15/20 giorni. Il giudizio amministrativo, infatti, prevede una fase cautelare che si svolge in termini molto ristretti, proprio per evitare che gli effetti del provvedimento impugnato possano durare fino al giudizio di merito, che viene invece celebrato dopo diversi mesi. Ottenendo la sospensiva dal TAR, Arcelor Mittal sarebbe entrata comunque nella disponibilità dello stabilimento, ma alle condizioni previste nel contratto sottoscritto dall'allora Ministro Calenda, senza alcuna possibilità di miglioramento sotto il profilo lavorativo ed ambientale”.

    Un ultimo passaggio lo dedica all’immunità penale: “Per quanto riguarda l'immunità, che è bene ribadire non riguarda la legittimità della gara, l'Avvocatura si è sostanzialmente limitata ad affermare che “ogni valutazione in ordine alla costituzionalità di una norma di legge compete alla Corte Costituzionale in sede di giudizio incidentale” e che “l'apprezzamento della specificità della concreta situazione merita, soprattutto in caso di esimenti penali, particolare cautela e rigore”, così deludendo le aspettative mie e – sono sicuro – di tanti altri”.

     

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