Giovedì, 13 Dicembre 2018

    Immunità penale, scontro De Franchi-Viggiano

    Foto di repertorio Foto di repertorio

    Sono stati colleghi per più di sei mesi. Entrambi esponenti della prima giunta Melucci; quella varata con il benestare del governatore Emiliano. Ora si scagliano l'uno contro l'altro senza esclusione di colpi sul tema dell'immunità penale accordata ai gestori dell'Ilva. Senza tralasciare il fatto che appartengano allo stesso partito: il PD. Parliamo dell'ex vicesindaco ed assessore Rocco De Franchi e del suo successore all'Ambiente, Francesca Viggiano.


    Ad aprire il vaso di Pandora è stato l'ex assessore all'Ambiente di Taranto, De Franchi, partecipando sabato ad un convegno sull'immunità penale, annunciando inoltre il ricorso al Tar della Regione Puglia contro l'addendum di Mittal al piano ambientale.


    Secondo Viggiano si è trattato però di "una vetrina politica più che di un corso di aggiornamento per avvocati". "Campagna elettorale, insomma - commenta caustica l'esponente della Giunta Melucci -. Travestire un comizio politico da corso di aggiornamento ha consentito a qualcuno di evitare il dibattito con l’amministrazione comunale e le associazioni ambientaliste, quelle vere".


    Viggiano poi prosegue affermando: "Le condotte poste in essere in attuazione del piano ambientale non possono dare luogo a responsabilità penale o amministrativa. Detto in altri termini, ArcelorMittal non ha licenza di inquinare ma deve eseguire tutte le opere e le migliorie che vadano a risolvere decenni di incuria, inquinamento e silenzio [...]. Il M5S che aveva promesso l’eliminazione dell’immunità penale ed ha disatteso ogni impegno. Ma anche chi si limita a parlare di immunità penale per fare demagogia e non individua valide soluzioni".


    Dichiarazioni queste a cui De Franchi ha risposto mettendo in dubbio l'autonomia di Viggiano e scrivendo: "È evidentemente l’ennesimo esercizio obbligato, imposto ad assessori che per evitare di perdere il “posto” devono sottostare agli ordini". Poi rimanda al mittente l'accusa di aver strumentalizzato i bambini di Taranto: "Nessuno ha usato i figli nostri, crediamo che ognuno debba occuparsi dei bambini per quanto di propria competenza, e provare a difenderli non dovrebbe essere accusa di “strumentalizzazione”, perché non è una gara a chi ha più bambini o più malati di tumore nella propria casa. E’ provare, invece, a restare dalla parte giusta della barricata. Le multinazionali, si sa, non hanno bisogno di cordate di diritto ne tanto meno della solidarietà delle istituzioni su temi che farebbero rabbrividire chiunque".

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