Giovedì, 23 Novembre 2017

    Ilva, Liberi e Pensanti: «la Commissione Ue venga in fabbrica con noi» In evidenza

    Foto di repertorio Foto di repertorio

    Il Comitato "Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti", invitato dalla Commissione per le Petizioni del Parlamento Europeo a partecipare all'incontro organizzato per martedì 18 luglio in Prefettura, ha scelto di non incontrare la Delegazione di Europarlamentari.

    «Spettabile Commissione per le Petizioni,- si legge nella risposta ufficiale inviata nei giorni scorsi- vi ringraziamo per l’invito a partecipare all’audizione del 18 Luglio, ma come già comunicatovi lo scorso ottobre, saremo costretti a non partecipare».
    «La nostra – scrivono i Liberi e Pensanti- non è una questione di principio o un capriccio, non è follia. Abbiamo l'esigenza di mostrarvi lo stato reale della fabbrica prima di qualunque dibattimento. Una realtà sempre nascosta durante le innumerevoli visite di commissioni italiane ed europee, dai Riva prima e dallo stato italiano, oggi. Conosciamo bene il "tour organizzato" a impianti preconfezionati per l'occasione che si concludono davanti a un plastico, che sicuramente non prevede tappe presso quegli impianti fatiscenti che continuano a crollare sugli operai e producono malattie e morte anche fra la popolazione».
    I Liberi e Pensanti sono «convinti che anche in occasione della vostra visita in stabilimento, è già tutto predisposto per nascondervi la realtà che quotidianamente sono costretti a vivere i lavoratori.-denunciano- Pertanto, per rispetto a quei lavoratori e ai cittadini di Taranto e per non offendere la vostra e la nostra intelligenza siamo costretti a ribadire che parteciperemmo all’incontro solo se lo stesso verrà svolto presso il Consiglio di Fabbrica previa visita degli impianti che altrimenti non vedreste». 
    Ribadiscono con forza che, «siamo sempre più convinti, che l’unico strumento normativo con il quale è possibile programmare una riconversione economica di tutto il territorio, salvaguardando lavoro e salute, sia un “accordo di programma” sul modello genovese che coinvolga le istituzioni europee, nazionali e locali, sindacati e associazioni di categoria», concludono.

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