Piano ambientale Ilva, Legambiente presenta osservazioni: «ci siamo rotti i polmoni» In evidenza

Mercoledì, 06 Settembre 2017 06:32
Foto di repertorio Foto di repertorio

Legambiente Taranto ha presentato nella serata del 4 settembre le proprie Osservazioni alla proposta di Piano ambientale per l’Ilva di Taranto depositata da AM InvestCo Italy srl, trasmettendone copia ai rappresentanti istituzionali del Comune di Taranto e della Regione Puglia.

Il complesso delle Osservazioni costituisce un documento articolato, al cui interno, accanto a indicazioni di carattere più generale, trovano spazio precise notazioni e richieste suddivise per argomenti e relative a Innovazione di processo, Valutazione del danno sanitario, Tempi di attuazione, Parchi minerali, Fog cannon, Comparto aria, Wind days, Cokeria, Altiforni, Agglomerato, Acciaierie, Utilizzo acque di raffreddamento e di processo, applicazione Direttiva Seveso, Comparto acque e scarichi a mare, Discariche e bonifiche.

In generale «il piano ambientale di AM InvestCo si inserisce in una logica di continuità con il processo produttivo attualmente in essere nello stabilimento senza presentare proposte di innovazione tecnologica. - argomenta Legambiente- Si prospetta una sorta di manutenzione straordinaria dello stabilimento lasciando inalterati processi produttivi e tecnologie di vecchio stampo seguendo una logica che non offre prospettive né per il futuro produttivo dello stabilimento né per un miglioramento decisivo del rapporto tra produzione, salute e inquinamento».
Peraltro «una serie di richieste, a partire dalla generalizzata dilatazione delle tempistiche di attuazione e dalla previsione di interventi “alternativi” alla copertura di alcuni Parchi Ilva, costituiscono un grave arretramento anche rispetto al Piano ambientale del 2014: chiediamo pertanto che siano respinte».

La proposta di piano ambientale presentata da AM InvestCo «costituisce in buona sostanza un annacquamento dell’AIA in vigore – riferisce ancora Legambiente- che, anche se pienamente attuata, avrebbe comunque comportato la persistenza di rischi sanitari per una popolazione di circa 12.000 residenti a Taranto in base alla Valutazione del Danno Sanitario effettuata da ARPA Puglia, ASL Taranto e Ares, che crediamo non possa in alcun modo essere ignorata ed alle cui risultanze vanno tassativamente uniformati sia il Piano Ambientale che il Piano industriale».
Legambiente ritiene pertanto «che la capacità produttiva complessiva autorizzata di 8 milioni di tonnellate/anno di acciaio non possa che essere fortemente ridotta in assenza di innovazioni tecnologiche nel processo produttivo capaci, anche con profonde modifiche impiantistiche, di eliminare o ridurre drasticamente l'impatto ambientale e sanitario dello stabilimento».

Le criticità ambientali e sanitarie del territorio tarantino, a detta dell'associazione, «impongono l’adozione di interventi volti a ridurre drasticamente e nei tempi più celeri i flussi di massa e le concentrazioni dei vari inquinanti immessi nell'ambiente. A queste indicazioni pensiamo occorra attenersi se si vuole evitare che il futuro ripercorra le strade del passato e ne riproduca i drammi», conclude Legambiente.

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