Giovedì, 23 Novembre 2017

    Ilva, convocato l'incontro al Mise. Fiom Cgil: «scongiurare 4000 esuberi»

    Foto studio Renato Ingenito Foto studio Renato Ingenito

    All'indomani della presentazione delle osservazioni sull'Aia dell'Ilva e alla vigilia dell'incontro al Mise, la Fiom fa il punto della situazione e paventa il rischio di un 12° decreto Ilva.

    Sul piano ambientale c'è la massima attenzione. Nei giorni scorsi, il premier Gentiloni ha assicurato che si renderà l'Ilva di Taranto «compatibile con l'ambiente», ammettendo però che è «una sfida». Per il ministro per la Coesione territoriale e il Mezzogiorno, Claudio De Vincenti, invece, «il piano ambientale per l’Ilva sarà il più avanzato in Europa e nel mondo».
    La Fiom Cgil invece, mostra dubbi e perplessità. Lo scorso 5 settembre ha infatti consegnato al Ministero dell'Ambiente le osservazioni sulla domanda di riapertura Aia presentata dalla AM InvestCo per l’Ilva di Taranto (leggi qui), evidenziando una serie di criticità, soprattutto riguardo la tempistica di alcuni interventi, «come anche hanno fatto Arpa, Comune di Taranto, Legambiente e tanti altri soggetti istituzionali», precisa il sindacato. L'auspicio è che «le osservazioni presentate, siano accolte dal Governo nella nuova autorizzazione integrata ambientale», la cui procedura di revisione sarà chiusa il prossimo 30 settembre. «Chiederemo– fa sapere Giuseppe Romano Segretario Generale Fiom Taranto- il coinvolgimento nella conferenza di servizi prevista per il rilascio dell'Aia».

    Intanto il prossimo 15 settembre si riaprirà il confronto sull'Ilva, presso il Ministero dello sviluppo economico. All'incontro parteciperanno i commissari, i rappresentanti di Am Investco Italy (la cordata di ArcelorMittal e del gruppo Marcegaglia che ha acquisito l'Ilva), i sindacati e i rappresentanti del Mise e del Ministero del Lavoro. L'obiettivo è quello di raggiungere un accordo con i sindacati, che è vincolante per la vendita. Centrale sarà il tema occupazionale: la cordata che si è aggiudicata l'Ilva ha infatti annunciato di voler mantenere solo 10 mila dei 14.200 lavoratori, creando potenzialmente 4.200 esuberi.
    I sindacati, che ribadiscono che non accetteranno alcun licenziamento, lamentano il fatto che ad oggi non sia stata ancora avviata la procedura di cessione del ramo d'azienda che ha come obbligo la presentazione del piano industriale e del piano occupazionale.
    «Vogliamo che si apra un negoziato vero. - riferisce Rosario Rappa Responsabile nazionale Fiom per la siderurgia- Firmeremo un accordo -precisa- solo se verranno rispettati determinate condizioni: un piano ambientale che rispetti l'ambiente e la salute dei cittadini, il mantenimento degli attuali livelli occupazionali e la salvaguardia dei lavoratori dell'indotto. Senza questi requisiti la Fiom non sarà disponibile».
    Si insiste inoltre affinchè «ci sia un investimento su nuove tecnologie. -fa sapere Giovanni D'arcangelo segretario Cgil Taranto- Questo percorso deve rappresentare una svolta per il territorio. La città troppo spesso si è divisa ed ora vogliamo rendere concreta la nostra idea secondo la quale si possano coniugare le ragioni del lavoro, dell'ambiente e della salute».
    L'Ilva, a detta di Rappa, «non può continuare a produrre in queste condizioni, la fabbrica sta cadendo a pezzi. Non possiamo mettere a repentaglio giorno per giorno la vita dei lavoratori. Occorre avviare velocemente percorsi di investimento per la manutenzione ordinaria e straordinaria».
    Infine, si chiede di risolvere la questione dell'antitrust della Commissione europea che non tollererà alcun superamento delle quote di mercato.
    Dal 1° gennaio 2018 dovrebbe subentrare la nuova proprietà. «Sia chiaro -conclude il segretario nazionale Fiom- che noi non siamo disponibili ad una trattativa che si riduca agli ultimi giorni di dicembre. Si risolvano subito tutti i nodi della vertenza o si corre il rischio che il Governo emani il 12° decreto Ilva».

     

     

     

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