Giovedì, 23 Novembre 2017

    Ilva, rinviato al 9 ottobre l'incontro al Mise tra azienda e sindacati

    L'avvio del confronto per il passaggio di Ilva in A.S. alla nuova proprietà, già programmato per il 15 settembre, è stato rinviato a lunedì 9 ottobre alle ore 10 presso la sede del Ministero dello Sviluppo Economico.

    Il rinvio, si legge in una del Mise,«si giustifica con la necessità di completare l’iter di approvazione delle norme che consentiranno la corretta esecuzione del piano ambientale, nonché per consentire la preparazione di tutta la documentazione necessaria al corretto avvio del confronto tra le parti al fine di raggiungere un’intesa».
    All'incontro parteciperanno i commissari, i rappresentanti di Am Investco Italy (la cordata di ArcelorMittal e del gruppo Marcegaglia che ha acquisito l'Ilva), i sindacati e i rappresentanti del Mise e del Ministero del Lavoro. 
    Proprio in questi giorni Fiom e Cgil, per evitare che l'incontro in programma «sia inutile e inconcludente», insistono sull'avvio della procedura di cessione del ramo d'azienda, che ha come obbligo la presentazione del piano industriale e del piano occupazionale.
    «L'azienda che rileva gli impianti – spiegano i sindacati- deve dire cosa prende, cosa vuole fare, di quale forza lavoro ha bisogno e quali sono le condizioni economiche. Come più volte ribadito, - aggiunge la Fiom- l'aspetto ambientale è vincolante per giungere ad un accordo sindacale, così come il mantenimento dei livelli occupazionali attuali dei lavoratori diretti e dell'indotto». Mentre la cordata che si è aggiudicata l'Ilva ha infatti annunciato di voler mantenere solo 10 mila dei 14.200 lavoratori, i sindacati si oppongono ai 4.200 esuberi. 

    Entro il 31 dicembre prossimo si dovrà raggiungere l'accordo. «Viste le distanze tra le parti - rileva la Fiom- è necessario attivare un confronto serrato che porti a chiarire le posizioni e individuare le soluzioni. Non saremo disponibili a incontri inconcludenti che rischiano di ridurre agli ultimi giorni di dicembre la soluzione del confronto. Come Fiom dichiariamo sin d'ora che se non ci saranno le condizioni per una trattativa vera, la responsabilità di un eventuale non accordo e delle conseguenze politiche e sociali ricadranno su governo, Mittal e Commissari.».
    Anche il segretario generale provinciale della Uilm di Taranto Antonio Talò, interviene sul rinvio del confronto in sede ministeriale. «Riteniamo profondamente sbagliato rinviare, -commenta- perché lo stabilimento siderurgico di Taranto ha bisogno di interventi urgenti di manutenzione. Ogni giorno, infatti, c'è un pezzo dell'impianto che si ferma o ha necessità urgente di manutenzione; di conseguenza, aumentano i lavoratori in cassa integrazione, con disagi sopratutto economici, non più sopportabili, così come riteniamo sia grave non entrare nel merito delle questioni del piano industriale. Se il Governo e i nuovi investitori del gruppo Am Investco Italy pensano di portarci ad una discussione sul "prendere o lasciare", -prosegue Taló- sappiamo che non siamo e non saremo mai d'accordo, se quanto detto e scritto sino ad oggi non sarà attuato».
    La Uilm ricorda che, «nelle nostre richieste, c'è l'attuazione delle prescrizioni dell'Aia, l'autorizzazione integrata ambientale, in maniera completa. Gli interventi di tipo ambientale dovranno essere attuati in tempi molto più brevi rispetto a quelli, invece, ipotizzati dalla società, secondo le linee guida tracciate dalla stessa Aia. Non si tocchi, infine, nessun posto di lavoro, comprese le maestranze dell'indotto siderurgico. -pecisa ancora- I piani ambientale ed industriale ed il percorso dovranno seguire questa direzione; oppure, per quanto riguarda la Uilm, non ci sarà nessuna trattativa. Il Governo sa, da tempo, che Taranto e i lavoratori hanno già dato, in termini ambientali, sanitari ed economici. Quindi, dal prossimo confronto, rinviato al 9 ottobre, attendiamo risposte concrete. Basta con gli annunci e con i decreti. E' l'ora del 'fare'. Taranto, il territorio ionico, i cittadini tarantini, i lavoratori, dovranno essere 'risarciti', oppure sarà mobilitazione”», conclude Taló.

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