Sabato, 18 Novembre 2017

    Esuberi Ilva, sindacati sul piede di guerra: «la città sia al nostro fianco»

    Foto studio Renato Ingenito Foto studio Renato Ingenito

    Partirà lunedì 9 ottobre la trattativa sull'occupazione della nuova Ilva, non senza le proteste dei sindacati che respingono la proposta della società che fa capo ad Arcelor Mittal e Marcegaglia e proclamano 24 ore di sciopero.

    «3.311 esuberi, azzeramento degli accordi vigenti, licenziamento e assunzioni con il Jobs Act, azzeramento degli istituti contrattuali, discriminazione tra lavoratori, nessuna prospettiva per i lavoratori degli appalti». I sindacati, non nascondendo delusione e rabbia, si rifiutano di considerare «che tale impostazione possa rappresentare il punto di partenza della trattativa che vede coinvolti migliaia di lavoratori e le loro famiglie come fosse merce di scambio». La proposta presentata dal nuovo aggiudicatario del gruppo Ilva è stata respinta con fermezza dal consiglio di fabbrica, riunitosi nel pomeriggio di venerdì 6 ottobre.

    Il 9 ottobre si apre la trattativa
    Al Ministero dello Sviluppo Economico, i sindacati metalmeccanici incontreranno Am Investco Italy (Arcelor Mittal/Marcegaglia). Mentre la nuova proprietà precisa che il numero complessivo dei lavoratori sarà fermo a 10.000, i segretari provinciali di Fim, Fiom, Uilm e Usb confermano che «non apriremo una trattativa in queste condizioni».
    «È un piano lacrime e sangue. - riferisce Giuseppe Romano segretario Fiom Cgil- È inaccettabile, ci sentiamo traditi dal Governo e chiediamo il rispetto di quelle garanzie che aveva millantato nei mesi scorsi. Non prevedo ampi margini di trattiva, altrimenti. O si cambia o sarà complicatissimo andare avanti. È una partita troppo delicata e non possiamo permetterci di perderla».

    «Il Governo ci ha svenduto»
    Mentre sale la tensione tra i lavoratori, il Viceministro dello Sviluppo Economico Teresa Bellanova, assicura che «nessun lavoratore rimarrà senza tutele reddituali e occupazionali. Mi auguro che lunedì si avvii una trattativa che porti a una intesa soddisfacente in tempi rapidi».  
    Anche il ministro per la Coesione territoriale e il Mezzogiorno, Claudio De Vincenti, fa sapere che «non ci sarà alcun licenziamento perché tutti quelli che non saranno assorbiti dalla società del nuovo investitore resteranno dipendenti dell'Ilva in amministrazione straordinaria e saranno impiegati per le attività di bonifica e risanamento ambientale nelle zone attorno il perimetro aziendale».
    A detta dei sindacati però «questi sono solo annunci. -fa sapere Antonio Talò segretario provinciale Uilm- Il Governo, che ci ha svenduto a Mittal, sappia che rigetteremo la proposta».

    Sindacati in agitazione
    Fiom, Fim, Uilm e Usb hanno proclamato 24 ore di sciopero per lunedì 9 ottobre a Taranto per tutti i lavoratori Ilva e dell'indotto, mentre a Roma si svolgerà la riunione.
    In giornata si terrà anche un consiglio di fabbrica nel corso del quale, in base a come andrà l'incontro al Mise, verranno decise le iniziative da mettere in campo in termini di manifestazioni e mobilitazioni. «Siamo disposti a tutto. - aggiunge Talò-  La proposta di Am Investco è un pugno nello stomaco. Sembra che ci stiano colonizzando. Si stanno mortificando i lavoratori. Dopo anni di promesse e 12 decreti la soluzione non può essere questa. Non siamo disponibili a barattare ambiente e salute con un solo posto di lavoro. La città ha già dato e non faremo un solo passo indietro».

    «La città faccia fronte comune»
    Fim, Fiom, Uilm e Usb invitano i lavoratori ad aderire in massa alle iniziative di mobilitazione e di lotta «per impedire ad Am Investco e Governo di sbeffeggiare ulteriormente un territorio già fortemente devastato dal punto di vista ambientale, sanitario e occupazionale».
    Un appello rivolto anche alla società civile.
    «Abbiamo bisogno che la politica e le istituzioni locali siano al nostro fianco. Non è più il tempo del populismo, dell'ipocrisia e dell'ambiguità. - dice Antonio Talò- Mi rivolgo al Presidente della Regione Michele Emiliano perche chiarisca la sua posizione. E vorremmo sentire la voce del Sindaco di Taranto Rinaldo Melucci. È l'unico ad aver parlato con Mittal, ci dica quindi cosa gli è stato promesso, si confronti con i sindacati. Ma non scriva letterine come il suo predecessore. Vogliamo fatti concreti, siamo pieni di promesse e siamo stanchi di chi cambia continuamente opinione».
    Anche secondo Valerio D'Alò segretario Fim Cisl, «la politica deve assumersi le sue responsabilità. Le istituzioni sono protagonisti dei problemi che abbiamo. Le loro promesse e i loro slogan annunciati in campagna elettorale, ora diventino realtà».
    I sindacati chiedono infine anche il sostegno delle associazioni e dei cittadini. «Probabilmente anche noi abbiamo le nostre colpe – dichiara ancora il segretario della Uilm- ma adesso è il momento di voltar pagina e lavorare ad un unico progetto. Vogliamo un'Ilva diversa, che sia una fabbrica sicura. Ciò è possibile se si mettono in campo rapidamente gli interventi prospettati dall'Aia. Chi enfatizza il comportamento dei cittadini di Genova, dimentica che lì non c'è da gestire l'emergenza ambientale e i lavoratori hanno il sostegno dell'intera città. Qui no, per questo o ci aiutiamo o affoghiamo tutti».
    Dello stesso giudizio anche Francesco Rizzo (Usb). «Non credo sia per Taranto il momento delle polemiche. La vera debolezza sono proprio le divisioni. - riferisce- È il momento di stare insieme per questa battaglia lunga e complessa. Per vincerla abbiamo bisogno della città, altrimenti ne usciremo tutti da perdenti».

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