Martedì, 24 Ottobre 2017

    Ilva, salta il tavolo al Mise. Governo chiede garanzie per i lavoratori

    Foto UFFICIO STAMPA e PP.RR. FIM CISL TARANTO BRINDISI Foto UFFICIO STAMPA e PP.RR. FIM CISL TARANTO BRINDISI

    È stato annullato il tavolo di confronto sull'Ilva in programma al Mise, tra Am Investco e sindacati.

    Secondo quanto riferiscono fonti sindacali, il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, avrebbe comunicato ad Arcelor Mittal che «non è accettabile aprire il tavolo senza garantire le condizioni salariali e contrattuali dei lavoratori».
    Per il Ministro, «senza un impegno a garantire i livelli salariali e gli scatti di anzianità non ci sono le premesse per aprire un confronto», ha spiegato. «Bisogna ripartire dall'accordo di luglio, dove si garantivano i livelli retributivi. Se non si riparte da quell'accordo la trattativa non va avanti», ha aggiunto il ministro Carlo Calenda.
    L'incontro è quindi saltato e l’azienda dovrà tornare al tavolo dopo un confronto con gli azionisti. Se ciò non avvenisse, hanno detto le fonti sindacali, il governo sarebbe pronto a mettere in campo tutto quanto nelle sue prerogative per il rispetto degli impegni presi.

    IL COMMENTO: Fim, Fiom, Uilm e Usb ritengono che «a queste condizioni non ci sarà nessuna trattativa e inoltre hanno deciso di convocare per domani mattina, 10 ottobre, alle ore 8.30 il Consiglio di fabbrica per decidere le possibili ulteriori iniziative e mobilitazioni da intraprendere. Al di là delle rassicurazioni fornite dal governo, - aggiungono- riteniamo altresì insoddisfacente che si discuta esclusivamente delle forme di garanzia e di salario, escludendo le questioni occupazionale, sanitaria e di rilancio del sito di Taranto mediante opportuni investimenti».
    Le organizzazioni sindacali esprimono inoltre «forte e comune contrarietà a logiche di licenziamenti, così come nessuno scambio può essere ipotizzato su questioni di occupazione con ambiente. Lo sciopero è confermato per i restanti turni e la straordinaria partecipazione odierna ha dimostrato che soltanto uniti si possono vincere le battaglie», concludono.

    «Sapevamo che il negoziato sarebbe stato durissimo, ma con queste premesse più che un’intesa ravvisiamo solo la volontà di scontro da parte dell’azienda», dichiara il segretario generale Fim Cisl Marco Bentivogli. Secondo la Cgil Puglia e Taranto, «la sospensione dell'incontro al Mise da parte del Ministro Calenda è il risultato della lotta dei lavoratori che, con il loro sacrificio (perchè scioperare è un sacrificio economico), hanno impedito che la trattativa sulla cessione dello stabilimento partisse da un punto bassissimo».
    Quello di oggi, aggiunge Antonio Talò segretario generale provinciale Uilm Taranto, «è solo un primo importante passo, ma sicuramente dobbiamo proseguire nella nostra battaglia, sino a quando il governo non prenderà consapevolezza che ai lavoratori, alla città di Taranto, alla provincia ionica, bisogna solo "dare", senza chiedere più niente. In questi decenni si è sofferto e si è pagato tanto, in termini di salute, ambiente, salario e occupazione». A suo dire, «è necessaria unità d'intenti, tra sindacati, istituzioni, mondo della politica, lavoratori; tutti siano scevri da pregiudizi e colori politici. Ricordiamo che questa può essere l'unica vera occasione per cambiare radicalmente il destino di questo territorio. I lavoratori e il sindacato sono in campo».

    LA REAZIONE DELLA POLITICA. «Ringrazio il ministro Calenda per aver aperto un costruttivo canale di dialogo con l’amministrazione in giorni così delicati. -ha riferito il Sindaco di Taranto Rinaldo Melucci - La città e i sindacati d’ora in poi devono essere ascoltati. Abbiamo messo in moto una rete unita che porta avanti istanze comuni. Taranto se ascoltata può essere un’opportunità».
    Soddisfatto anche l'onoevole Ludovico Vico. «Il ministro Calenda e il viceministro Bellanova hanno dichiarato irricevibile la posizione dell’ArcelorMittal. Non poteva che essere così. - rileva- La parità salariale è un vincolo delle obbligazioni definite con il decreto del ministro Calenda a giugno. La proposta di Mittal era in violazione di quel vincolo. Vuol dire che la trattativa sindacale può partire con serenità, ma deve svolgersi, ovviamente con la fondamentale sovraintendenza del Governo. Anche l’altro vincolo obbligazionale, cioè il mantenimento di non meno di 10.000 lavoratori, dovrà essere rispettato e dovrà fungere da base di partenza per la trattativa sindacale. Sia chiaro, nessun posto di lavoro dovrà essere perso e tutti i 14.000 lavoratori verranno tutelati, anche attraverso l’amministrazione straordinaria commissariale per le bonifiche». 

    Critico l'onorevole Gianfranco Chiarelli. «Calenda scopre ora che il piano di AM-Investco è “irricevibile”. Ma non lo aveva letto prima? Ma di cosa si è parlato in questi mesi con Mittal? Come si è giunti a scegliere una cordata in luogo dell’altra? Che dicono i commissari? E, ancora, era proprio necessario un giorno di sciopero, che è costato non poco agli stessi lavoratori e alla nostra già asfittica encomia? Qualcosa non quadra. - riferisce- Ma più di qualcosa non quadra nella gestione complessiva della vertenza Ilva-Taranto. Difficile ipotizzare che un qualunque imprenditore possa investire in perdita. Il costo lavoro è notoriamente una componente fondamentale nella valutazione di un piano industriale. Se si riduce la produzione non è possibile mantenere la stessa forza lavoro. Poi c’è la questione jobs act. La soluzione, secondo Renzi,  a tutti i problemi occupazionali che Mittal vorrebbe applicare ai lavoratori Ilva. Spieghi ora il Governo perché no. La vera questione è che continuano a mancare soluzioni per uno sviluppo alternativo, o quanto meno complementare a quello industriale. Nulla si muove in termini di defiscalizzazione e decontribuzione, piuttosto che di adeguamento delle infrastrutture. Capita invece che continuano a chiudere attività. Torno a ripetere il mio invito ad azzerare le procedure di cessione della gestione delle acciaierie Ilva, e ad avviare  finalmente un tavolo serio per la gestione complessiva della vertenza, con il coinvolgimento pieno dei territori», conclude.

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