Sabato, 18 Novembre 2017

    Ilva, la Fiom denuncia: “Am InvestCo dice no al preridotto”

    Foto di repertorio Foto di repertorio Foto Studio Renato Ingenito

     

     “L’uso del preridotto non è previsto nel piano industriale”. Sarebbe stata questa la risposta ricevuta dalla Fiom Cgil nell’incontro di questa mattina presso il ministero dello Sviluppo economico dove erano in discussione gli aspetti ambientali della transizione ad Am InvestCo degli impianti dell’Ilva di Taranto. La risposta è arrivata direttamente dai rappresentanti della nuova cordata, stando a quanto riferito in una nota stampa dalla segreteria provinciale della sigla dei metalmeccanici.

     “Am InvestCO ha risposto che il piano industriale non prevede l’utilizzo del DRI nonostante gli impegni presi con il governo in fase di aggiudicazione del bando – è la denuncia della Fiom. Riteniamo infatti che le problematiche ambientali e sanitarie non possono limitarsi ad una fittizia accelerata sulla copertura dei parchi minerali o ad un eventuale riduzione dei tempi delle prescrizioni previste dall’Aia”.

    Per questo il sindacato giudica “irricevibile il piano ambientale approvato dal Governo in quanto non introduce innovazioni tecnologiche che modificano l’attuale ciclo integrale dello stabilimento di Taranto al fine di ottenere una fattiva riduzione delle problematiche ambientali”.

    “La Fiom – scrivono i membri della segreteria provinciale - ha ribadito inoltre il persistere dell’emergenza amianto all’interno dell’Ilva e ha chiesto al governo di ridurre i tempi previsti dal DPCM per il suo smaltimento”.

    Durante l’incontro odierno, inoltre, la Fiom Cgil ha consegnato al vice ministro Teresa Bellanova e ai vertici di Am InvetsCo la Valutazione del danno sanitario elaborata da Arpa Puglia, dalle Asl delle aree a rischio ambientale e dall’Ares con i criteri metodologici stabiliti dal regolamento attuativo n. 145 del 2012, relativo alla valutazione del rischio cancerogeno inalatorio per le emissioni in atmosfera.

    “La Fiom Cgil chiede quindi – conclude il sindacato - al Governo, ai ministeri competenti e alla Regione Puglia di verificare, attraverso la Valutazione del danno Sanitario, se le prescrizioni previste dal Dpcm del 29/09/2017 siano sufficienti a garantire la tutela della salute dei cittadini del territorio ionico e dei lavoratori”.

     

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