Venerdì, 29 Maggio 2020

    Centro sportivo Magna Grecia, Papalia: «una chiusura inopportuna»

    Da circa una settimana Taranto si è ritrovata priva di uno dei più frequentati centri sportivi della città in assenza di una nuova gestione dell'impianto.

     

    «A pochi giorni dalla chiusura,  l'impatto alla vista è già devastante: la struttura, svuotata di ogni attrezzatura, senza l'abituale attiva presenza del personale che ci lavorava (tra l'altro rimasto disoccupato) e dei fruitori del centro, appare in un mortificante stato di abbandono. - queste le parole di Emanuele Papalia Presidente Teichos, Confederazione delle Associazioni Tarantine- Con la chiusura imposta dall'amministrazione comunale, tutta la zona sembra piombata in una condizione di degrado, con riflessi negativi anche sul valore degli immobili che sorgono intorno al centro sportivo».

    La città, a suo dire, è stata privata di uno dei suoi più importanti luoghi di aggregazione e di svago. I giovani non hanno più a disposizione la palestra, i campi da tennis e da calcetto e ai bambini, «ai quali questa città riserva davvero scarsissime attenzioni», è stato sottratto un parco giochi importante.

    «La chiusura del centro sportivo Magna Grecia è un esempio di assenza di buon senso nell’amministrazione della cosa pubblica.- commenta-  Centinaia di cittadini hanno perso il loro punto di riferimento non solo per le attività sportive ma anche per quelle socio-culturali, visto che il centro Magna Grecia, uno dei pochi attrezzati in questo senso, ospitava decine di convegni ed eventi di promozione culturale».

    Il centro sportivo rischia ora di restare abbandonato per mesi, prima che venga espletata la nuova gara d’appalto per la sua gestione, «sempre ammesso che esistano società disposte ad accollarsi quest’onere alle nuove e pesanti condizioni economiche previste dal bando».

    Secondo Papalia, sarebbe bastato consentire agli attuali gestori di proseguire nella loro attività fino ad aggiudicazione della nuova gara.

    «In questo modo quella struttura comunale sarebbe stata salvaguardata, quel pezzo di città si sarebbe risparmiato questa improvvisa ondata di degrado, una ventina di operatori avrebbero mantenuto il  loro posto di lavoro, centinaia di cittadini avrebbero potuto continuare ad avere a disposizione un luogo sicuro dove trascorrere le ore di svago. Tutto questo invece è stato cancellato con una scelta che ha dell’incomprensibile. La città- conclude- di tutto ha bisogno, tranne che della soppressione dei suoi luoghi migliori».

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