Giovedì, 16 Agosto 2018

    Ilva, il twitter-pensiero di Calenda In evidenza

    By Marco RUFFO Gennaio 22, 2018 456
    Foto di repertorio Foto di repertorio Foto Studio Renato Ingenito

    Il Governo non ha ancora dato una risposta ufficiale al Comune di Taranto ed alla Regione Puglia sulla bozza di accordo di programma. Ed anche gli incontri tecnici sull’acciaieria di Taranto, programmati per il 23 ed il 24 gennaio, sono stati rimandati di una settimana.

    Non per questo il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, ha smesso di dialogare con i cittadini e gli internauti su Twitter. Dalla politica alle vertenze più calde, il ministro non si sottrae al confronto. Anzi, sembra scegliere i tweet, e quindi le domande rivoltegli tramite i vari cinguettii, per chiarire di volta in volta la propria posizione su elementi cruciali del dibattito. Proviamo a riassumerli.

    Decarbonizzazione

    La domanda è breve e diretta: ma costa troppo passare al gas? Risposta di Calenda: “Sì. Per funzionare a gas il prezzo deve essere del 40% inferiore rispetto a quello italiano”. Poi aggiunge: “La più grande acciaieria a gas in Europa è di Mittal e produce 0,4 milioni di tonnellate di acciaio” (l’Ilva – aggiungiamo noi - ne può produrre 6 per mantenere i livelli emissivi sotto i valori soglia).

    A questo punto qualcuno gli chiede: ma non c’è il Tap che passa lì vicino e taglia i costi? Anche in questo caso la risposta è negativa, in quanto anche se il gas “arrivasse direttamente dentro l’Ilva non cambierebbe nulla. Il prezzo è nazionale”. Tutto chiaro?

    Per qualcuno ancora no. E infatti un’altra domanda suggerisce, più o meno, di tagliare quel costo e di rendere il gas appetibile per il gestore. Anche in questo caso Calenda non si sottrae e spiega che il Paese verrebbe multato per aiuti di Stato dall’Europa.

    Tra domande e risposte si capisce bene cosa pensi il ministro della soluzione gas.

    Ambiente

    Subito dopo la pubblicazione della nota del ministero dell’Ambiente in cui si dice che l’aria a Taranto non presenta superamenti dei limiti di legge per quel che concerne gli inquinanti più pericolosi, l’associazione Peacelink scrive a Calenda: se l’aria a Taranto è salubre togliete lo scudo penale all’Ilva. Sullo scudo il ministro si esprimerà successivamente; intanto a Peacelink risponde che il report sulle emissioni non è del Governo, ma dell’Arpa Puglia. Poi aggiunge: “Per il Governo è prioritario spendere 1.08 miliardi di bonifiche e far investire 1.2 miliardi per il piano ambientale, risanando città e impianto”.

    Scudo penale

    Sull’argomento Calenda la pensa così: “Quello che chiamano scudo dice che se l’investitore esegue alla lettera nei tempi e nei modi previsti dalla legge ed dal dpcm il piano ambientale, non può essere chiamato in causa. Norma superflua in qualsiasi paese del mondo. Purtroppo non da noi”.

    Il ministro rispondeva così a chi gli chiedeva se potesse dire che non sia vero che esiste uno “scudo penale” per Ilva, oppure no. E approfittando dei 280 caratteri, Calenda ha chiarito che ciò che potrà essere contestato ai nuovi gestori sono le violazioni commesse dal momento in cui questi ultimi, terminati gli interventi di ammodernamento sugli impianti, dovessero produrre, ciò nonostante, danni alla salute dei cittadini. Ma che non possono rispondere per lo stato in cui versa oggi la fabbrica in quanto non è loro imputabile.

     

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