Giovedì, 16 Agosto 2018

    Ilva, Fim Cisl: “Cresce l’esasperazione in fabbrica” In evidenza

    Foto di repertorio Foto di repertorio

    “Cresce l’esasperazione dei lavoratori diretti e soprattutto delle ditte dell’appalto”. La Fim Cisl fotografa così quello che a suo dire è lo stato d’animo dei lavoratori del siderurgico alcuni dei quali, quelli in cassa integrazione, “a casa da tempo”, e con gli altri “che anche nell’ultimo mese hanno avuto l’amara sorpresa di non ricevere la retribuzione o di percepire – nonostante già creditori nei confronti delle imprese - un ulteriore “acconto” per il lavoro prestato, di soli 600 euro”.

    “Quando più volte abbiamo denunciato le lungaggini della trattativa e la necessità di far presto – rimarca il segretario provinciale della Fim, Valerio D’Alò - facevamo riferimento anche a questo. Di sicuro tirar per le lunghe il negoziato non farà avviare gli investimenti previsti – complessivamente pari a circa 5 miliardi di euro – utili alle opere di adeguamento ambientale e di rilancio del sito di Taranto, nonché alla ripresa delle attività per le ditte dell’appalto e la possibile risoluzione della partita riguardante i crediti pregressi”.

    “Di certo – dicono ancora dal sindacato dei metalmeccanici - l’atteggiamento di Confindustria nell’ultimo periodo non aiuta, anzi: strumentalizza una reale ed evidente difficoltà (quella dei vecchi crediti non riscossi), facendola però ricadere totalmente sulle spalle dei lavoratori. Atteggiamento che riteniamo dannoso e inaccettabile”.

    “Prospettare un piano industriale, in una realtà complessa come quella di Taranto, non è cosa semplice – conclude la Fim Cisl. Occorre impegno e costanza nella discussione. Solo attraverso un forte senso di responsabilità il confronto potrà entrare anche nel merito dei livelli occupazionali con concretezza, argomento che nelle ultime settimane sembra passato in secondo piano, ma su cui noi ribadiamo che i numeri di Arcelor Mittal siano sottostimati per l’intero gruppo Ilva e per Taranto in particolare. Auspichiamo - vivamente che non si voglia traguardare il 4 marzo, facendo leva sul senso di responsabilità secondo cui salute, ambiente e lavoro, devono prevalere sulle necessità della politica”.

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