Mercoledì, 12 Dicembre 2018

    Cimolai: “la copertura dei parchi Ilva è un opera difficile ma alla portata” In evidenza

    Foto di repertorio Foto di repertorio

    Nella giornata di ieri il Presidente del gruppo friulano Cimolai, che come è noto si è aggiudicato l’imponente appalto per la copertura dei parchi minerari e fossili dello stabilimento Ilva, ha rilasciato alcune dichiarazioni al Corriere della Sera, nella quale spiega l’attuale punto della situazione.

    Sarà un’operazione più imponente della copertura della centrale di Cernobyl – ha chiosato il presidente Luigi Cimolai – ma non sarà la copertura più grande del mondo”.

    L’immensa costruzione, che lo si ricorda sarà grande come 20 campi da calcio, è iniziata circa due settimane fa, e dovrebbe terminare entro il 2020. A rendere più complicato del previsto la realizzazione delle coperture è il fatto che l’Ilva, operando in stato di ciclo continuo, non può interrompere in nessun caso la produzione. Pertanto: “La costruzione avverrà in un luogo diverso, in Friuli, ed al termine sarà trasportata a Taranto in nave o con la ferrovia, dobbiamo ancora valutare. Una volta nel capoluogo ionico sarà montata in una zona già individuata dello stabilimento e sarà poi adagiata sopra i parchi minerari”.

    L’opera di copertura, già prevista dall’Autorizzazione Integrata Ambientale del 2011, eviterà alle polveri di alzarsi col vento e di finire nell’adiacente quartiere Tamburi. Un problema pluridecennale che è stato capace di cambiare il colore del quartiere, che oggi soprattutto nelle prossimità dello stabilimento è totalmente tinteggiato di rosso porpora.

    Il gruppo Cimilai è famoso in tutto il mondo per aver realizzato la copertura della centrale nucleare di Cernobyl in Ucraina, ma anche per il raddoppio eseguito nel Canale di Panama. Ad oggi, oltre al cantiere di Taranto, è attiva in Russia nella costruzione di due stadi di calcio che saranno utilizzati per i Mondiali di giugno.

    Sul cantiere pugliese – ha poi concluso Luigi Cimolai – opereranno in media 200 operai specializzati. L’impatto visivo della struttura, una volta completata, sarà simile per intenderci a quella della stazione dell’alta velocità di Reggio Emilia”.

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