Sabato, 22 Settembre 2018

    Ilva, nuovo round di trattative dal 4 aprile. Troppe incognite all’orizzonte In evidenza

    Foto di repertorio Foto di repertorio

    Terminata la pausa pasquale non ci saranno più scuse. Le elezioni saranno trascorse da un mese e la trattativa sul futuro dell’Ilva dovrà proseguire. Tuttavia a portarla avanti sarà un Governo delegittimato dal voto del 4 marzo e palesemente debole anche soprattutto agli occhi di Mittal.

    Si riprende dunque il 4 aprile, ma sull’intera vicenda pesano ancora gli esuberi preannunciati dal colosso indiano dell’acciaio e strenuamente avversati dalle sigle sindacali dei metalmeccanici. Nell’ultimo vertice al ministero dello Sviluppo Economico, la vertenza non ha fatto un solo passo avanti con grande disappunto di Fim, Fiom e Uilm.

    Anche il ministro Calenda chiede di far presto: "Ricordo – ha affermato qualche giorno fa - che l’intesa sindacale è necessaria per concludere il processo di cessione ad Arcelor Mittal e far partire investimenti produttivi e ambientali per 2,4 miliardi di euro. Il ruolo delle parti, a cui il Governo non si può sostituire, è dunque decisivo, e il percorso fatto da sindacati e azienda ha già avvicinato le posizioni. L’obiettivo della tutela di tutti i lavoratori è a portata di mano. Dovere del Governo è ricordare che Ilva ha cassa fino a giugno e che la normativa UE sugli aiuti di stato rende soluzioni alternative alquanto impervie. I tempi sono oggettivamente stretti".

    Per questo il viceministro Bellanova vorrebbe chiudere la “partita” entro maggio, ma su questa road map pesano diverse incognite. La prima riguarda la formazione del nuovo Governo: le consultazioni partiranno in concomitanza con il riavvio delle trattative e molto probabilmente non basterà un solo “giro di valzer”. Una alleanza che porti alla formazione dell’esecutivo potrebbe richiedere l’intero mese di aprile, ma cosa avverrebbe se un nuovo Governo si formasse entro quella scadenza? Il piano ambientale rimarrebbe invariato?

    Domande più che legittime se si prendono in considerazione le dichiarazioni del movimento politico più suffragato dell’ultima tornata elettorale. Dichiarazioni che vanno nel verso della riconversione economica. Mittal ha fatto una parziale apertura sulla revisione del piano ambientale, ma basterà?

    La seconda incognita riguarda Cassa Depositi e Prestiti di cui a breve si dovrebbe eleggere il nuovo management. Le forze politiche che hanno ottenuto maggiori consensi il 4 marzo (leggi Lega e 5 Stelle) non vogliono che le nomine vengano fatte dall’esecutivo Gentiloni. Inoltre il Movimento, e Luigi Di Maio in testa, vorrebbero controllare la più grande azienda di investimenti statali al fine di verificarne conti, spese e decisioni strategiche. Ma ecco che arriva la grana: CdP dovrebbe entrare in cordata con Mittal, sostituendosi a Marcegaglia nella composizione del capitale sociale di AmInvestco. Si tratterebbe di una convivenza difficile di cui è altrettanto difficile immaginare l’epilogo.

    Ancora un volta, insomma, la vicenda Ilva si dimostra essere un intricato rebus che nessuno riesce a sciogliere. Tuttavia dal 4 aprile non si potrà più andare avanti per inerzia.

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