Domenica, 24 Giugno 2018

    Ilva, Fiom ribadisce: “Al Mise incontri finti” In evidenza

    Foto di repertorio Foto di repertorio

    “Trattare non significa incontrarsi, ma entrare nel merito delle questioni”. A fronte delle richieste pervenute in queste ore dalla Fim Cisl in merito alla riapertura del tavolo ministeriale sull’Ilva – richieste a cui Calenda avrebbe fatto delle timide aperture – la Fiom Cgil ribadisce che la trattativa non ha prodotto i risultati attesi e i diversi mesi trascorsi non hanno fatto mutare l’orientamento di Arcelor-Mittal.

    Ma se responsabilità ci sono, non sono da addebitare solo al gruppo franco-indiano. In particolare, durante l’ultimo incontro al Mise è stata avanzata dal Governo una proposta di difficile ricezione: “La proposta che ci è stata presentata – afferma la segretaria nazionale Re David -, nella sostanza ripropone punti e condizioni che il Governo aveva già negoziato con ArcelorMittal e che da ormai diversi incontri viene riproposto alle organizzazioni sindacali come possibile accordo”.

    In particolare, dice ancora Re David, “ci è stato riconfermato che ArcelorMittal intenderebbe assumere solo 10 mila lavoratori e arrivare a fine piano nel 2023 con 8.500. E' impensabile produrre 9 milioni e mezzo di tonnellate di acciaio con 4 mila lavoratori in meno. Per la Fiom è inaccettabile anche l'ipotesi di una società mista per esternalizzare, tra l'altro, non si sa neanche cosa. Non accettiamo né una diminuzione dell'occupazione a fronte di un aumento della produzione, né un ridimensionamento di diritti e salari per i lavoratori, come abbiamo detto dal primo giorno”.

    Questa divergenza di posizioni tra le sigle sindacali rende palese perché non si possa riavviare il dialogo tra le parti. “Il Governo e l'azienda non hanno mai tenuto conto delle posizioni del sindacato – conclude la segretaria della Fiom. Una trattativa non si misura dal numero di incontri, soprattutto, se questi sono finti”.

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